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LIM imballate, appese, spente, vuote. Tutto, purché siano senza contenuti…

Martedì, Dicembre 28th, 2010

In questi giorni ho letto qualche riflesso sulla recente sessione formativa per tutor LIM dell’Ansas (Montecatini) e qualche riflessione sull’uso didattico delle LIM. Fra riflessi e riflessioni, con l’aggiunta di qualche interazione telefonica e in rete con alcuni colleghi impegnati nei progetti ministeriali, mi sono posto le seguenti domande, che condivido con chi vorrà aiutarmi a trovare le risposte giuste, se ce ne sono. Ovviamente è chiarissimo che il mio punto di vista non è neutrale - ça va sans dire - ma quello di un produttore di contenuti digitali didattici (centinaia), disponibili e già pronti per l’uso in classe, dalle primarie, alle medie, alle superiori.

1. Quale sarà la vera ragione per la quale una struttura pubblica deputata alla formazione sull’uso didattico delle LIM (Ansas) insiste da anni a sostenere la tesi che con le LIM gli insegnanti debbano diventare autori di contenuti? Alcuni certamente lo potranno anche essere, opportunamente qualificati e motivati, anche da un punto di vista economico, direi, visto il tempo e l’impegno che richiede la creazione di oggetti didattici multimediali. Ma perché *tutti*? Attenzione, chiarisco: non mi sfugge affatto la circostanza che nel formato digitale la distinzione fra autore e lettore/fruitore si sfuma significativamente. Però so anche che una cosa è modificare, integrare, aggiungere, togliere, ristrutturare un contenuto, totalmente altra è crearlo da zero. Allora quale sarà la ragione per cui Ansas fa formazione all’uso didattico di Lavagne Interattive Multimediali rigorosamente prive di contenuti disciplinari? Interessa solo lo strumento tecnologico vuoto? E come si fa simulare una lezione di matematica o di scienze o di inglese con una LIM senza trattare un argomento di matematica, di scienze o di inglese?

2. Perché molti insegnanti, da anni e anni attivi nel settore delle tecnologie didattiche (come il collega con cui ho parlato al telefono ieri) ritengono rigorosamente alternativo usare con le LIM contenuti didattici editoriali e fare esperienze di autorproduzione? Non è che invece si imparerebbe meglio a creare autonomamente contenuti usando in classe quelli che già ci sono e verificandone la validità, rilevandone i limiti e i possibili interventi migliorativi? Perché queste poco laiche guerre di religione, di stampo integralista, contro i contenuti che già ci sono? Ha qualche senso inventare ogni volta la ruota o l’acqua calda? D’altra parte, come commentare le ragioni di un pur bravo docente specialista e responsabile di una rete di 16 scuole del Progetto di Innovascuola a cui chiedo perché non vogliano adottare i nostri contenuti nuovissimo per le primarie, che mi dice che non sa giudicarli perché, pur avendo ricevuto il nostro DVD con una ventina di esempi, non li ha nemmeno visti (sic!)?  E cosa dire a tutte le decine di persone che hanno lavorato per Garamond, in gran parte insegnanti, che il loro lavoro rischia di non ottenere ricavi pur essendoci presso quelle reti di scuole decine e centinaia di migliaia di Euro inutilizzati per i contenuti, che torneranno indietro per ragioni misteriosissime e comunque non attinenti la qualità del lavoro di chi vi si è dedicato?

3. Perché il MIUR e l’ANSAS investono decine di milioni di Euro in acquisto di LIM, distribuite a pioggia sulle scuole italiane, che poi magari le lasciano imballate, o solo appese ma spente, oppure vuote? Ma non sospettano che gli insegnanti medi (quelli che mediamente stanno nella scuola da 15 o venti anni intendo) si renderebbero conto della validità e dell’impatto dello strumento se anziché mostrar loro l’oggetto e le sue tecniche d’uso, si partisse facendogli vedere esattamente la lezione di italiano, di scienze, di inglese o musica che dovranno fare domattina alla seconda ora in terza C? Basta andare in una scuola qualsiasi, radunare una ventina di docenti (medi, non quelli esperti che da venti anni usano le tecnologie) e vedere l’effetto che fa effettuare una demo delle fuinzioni di una LIM e la presentazione di un contenuto didattico disciplinare specifico, usando una LIM: due reazioni completamente diverse e lascio immaginare quale sia la più motivata ed entusiasta (il più delle volte).

4. Non sarà che il motivo vero è che in Italia a fare contenuti didattici digitali per la scuola sono in pochissimi (forse solo Garamond e qualche altro) e che questi pochissimi stanno sullo stomaco all’AIE e ai suoi capifamiglia, e che le caratteristiche di questi pochissimi sono tali che non ci sono vantaggi nell’incentivare il loro lavoro, perché sono aziende piccole, che non assumono figli o nipoti o amiche, e non praticano alcuna forma di corruzione?

Noi non molliamo, nonostante tutto, però ci sentiamo un tantino isolati e non siamo certi che le ragioni di tale isolamento siano tutte fondate…

Agostino Quadrino

Le cifre della scuola in Italia

Mercoledì, Dicembre 1st, 2010

Abbiamo pubblicato sul sito di Garamond una serie di dati, cifre e statistiche sullo stato attuale della scuola italiana.

E c’è chi ha la faccia di spacciare per “riforme” questo disastro. Si chiama demolizione, sistematica e scientificamente prodotta.
I numeri parlano da soli. Ma per chi volesse commentare o aggiungere dati e valutazioni, si può fare qui, come sempre liberamente, sul nostro Blog.

Coraggio: bisogna sapere, far sapere e resistere… Cambierà, vedrai che cambierà…

Contenuti digitali per le primarie: fra gioco e apprendimento attivo

Giovedì, Novembre 25th, 2010

Sul nostro sito è stata pubblicata una presentazione multimediale, breve e molto efficace, che dimostra i nostri nuovissimi contenuti didattici digitali progettati e sviluppati per la scuola primaria.

Si tratta di 85 giochi didattici interattivi (Learning Object) suddivisi in cinque aree disciplinari - linguistica, storica, geografica, scientifica e matematica - pronti per l’uso in classe con gli alunni delle scuole elementari nelle scuole dotate di Lavagne Interattive Multimediali (LIM) o di laboratori didattici multimediali.

Come vedrai nella presentazione audiovisiva, la strutturazione dei contenuti è completamente diversa da quella dei nostri Learning Object prodotti per le scuole secondarie di primo e secondo grado, rendendo in questo caso il percorso didattico più vicino ad un gioco che ad una lezione, come richiede il contesto educativo dell’apprendimento a livello primario.

Le scuole che hanno a disposizione un finanziamento (Innovascuola, Cl@ssi 2.0, Fondazioni bancarie, altre fonti di diversa origine) possono acquisire l’intero catalogo di tutte le materie, con licenza valida per tutte le classi, tutti gli alunni e docenti, senza alcun vincolo di sede e di tempo, al costo complessivo di 3.000 Euro, che include anche due computer portatili netbook in omaggio per i docenti, in caso di ordini effettuati entro il 31.12.2010.

Chiunque voglia commentare, criticare o riportare qui esperienze sul tema del’uso dei contenuti didattici digitali nella scuola primaria, è come sempre il benvenuto.

Innovazione a scuola e contenuti digitali: insinuazioni e ragioni.

Sabato, Novembre 20th, 2010

Nella recente conferenza promossa dal Ministero della Pubblica Istruzione al Salone ABDC di Genova, il capo dipartimento Giovanni Biondi ha replicato ad alcune obiezioni da me proposte in quell’aula (incredibilmente vuota) circa la gestione dei progetti di innovazione nella didattica e i finanziamenti ad essi connessi, su cui Garamond ha espresso molte perplessità e riserve, vista la logica predominante di questo governo e di questa amministrazione di orientare la spesa solo sull’hardware. Gli insegnanti non sanno cosa farsene dell’hardware in sé, qualora non sia accompagnato da software, contenuti didattici e formazione, come ben sa chiunque frequenti anche saltuariamente una scuola.

Nel corso di una delle sue risposte, Biondi ha fatto un accenno molto critico all’unico progetto in cui era finanziato direttamente anche l’acquisto di contenuti digitali didattici, ovvero “DIGI Scuola”, riferendosi al fatto che “alcuni editori” (intendeva Garamond) avevano promosso l’acquisto di contenuti offrendo in omaggio alle scuole LIM aggiuntive. L’aria, per capirci, era di quelle: “meglio che non parli, va’… ”

La cosa è risultata molto sgradevole e del tutto inopportuna, considerato il tono con cui il capo dipartimento ha accennato a tale nostra iniziativa, intendendo chiaramente insinuare il sospetto che si sia trattato di un’operazione poco corretta o anche peggio…

Non mi è stato possibile reagire in quella sede con la determinazione e l’indignazione che tali metodi allusivi e insinuatori meritano (se si ha qualche dubbio di correttezza o regolarità non si insinua pubblicamente: si denuncia, caro Biondi), non volendo scendere ad un livello che mi pareva degradante per tutti, nonostante l’esiguo numero degli imbarazzati presenti.

Intendo però precisare pubblicamente che tali insinuazioni, che tendono a generare un sospetto sulla nostra correttezza e serietà, facendo immaginare comportamenti che sono distanti anni luce dalla nostra linea e dai nostri stili, vanno respinte con forza e con le seguenti argomentazioni:

1. Garamond ha ottenuto un risultato eccellente con la sua offerta di Learning Object sia il primo anno del progetto DIGI Scuola (2007), con l’offerta di lavagne interattive in omaggio per le scuole che avessero ordinato tutto il catalogo di LO, sia nel secondo (2008) quando questa offerta non c’era più. Anzi, i risultati di vendita del secondo anno sono stati quasi il doppio di quelli del primo. Basterebbe questo a dimostrare che le battute di Biondi sono del tutto prive di senso. Ma vale la pena elencare altri motivi per i quali le scuole hanno scelto più Garamond che altri.

2. Garamond è stata l’unica casa editrice italiana a proporre alle scuole del Progetto DIGI Scuola un catalogo completo di 150 LO di matematica e 150 di italiano, che copre l’intero programma del biennio delle due materie nelle scuole superiori. Gli altri editori hanno prodotto un decimo o anche meno di quanto proposto da noi, che evidentemente ha quei necessari caratteri di completezza che hanno inciso positivamente sulla scelta.

3. I Learning Object di Garamond sono gli unici di tutto quel catalogo ad essere stato elaborati in piena conformità alla Legge 4/2004 (”Legge Stanca”), ovvero alle norme di accessibilità dei contenuti digitali per l’uso da parte di alunni con disabilità (visive o di altra natura).

4. Garamond ha supportato la sua proposta di contenuti didattici digitali con attività di presentazione prima e con azioni formative poi in quasi tutte le 550 scuole coinvolte nel progetto, con un impiego di risorse molto elevato, enormemente più grande di quanto fatto dagli altri editori, con migliaia di ore di incontri nelle sedi delle singole scuole, incluse quelle più periferiche.

5. Il costo unitario dei LO di Garamond era fra i più bassi di quel marketplace e tutti i nostri contenuti erano forniti in licenza senza vincoli di sede, scadenze e utente, per tutti gli alunni delle scuole che li hanno acquistati, eseguibili sia online sia offline (gli unici ad offrire questa opportunità, visto che gli altri editori erano e sono convinti che sia necessario vincolare e proteggere più possibile…).

Sono dunque queste le vere ragioni di un successo, che ha visto protagonisti molti docenti autori, coordinatori, progettisti, grafici, formatori e promotori che hanno lavorato con serietà e impegno, offrendo sempre un servizio di assistenza e supporto di prima qualità. Dico queste cose sapendo che sarebbe facile smentirci con esperienze eventualmente negative, con i mezzi che utilizziamo online, sui blog o su Fb, cosa che non è avvenuta peraltro lungo tutta la durata biennale del progetto.

Evidentemente in Italia, quando si liberalizza un mercato e si rende possibile emergere anche ad un soggetto outsider che ottiene un importante successo, la cosa dispiace a più di qualcuno, che invece di replicare con un rinnovato impegno di concorrenza, non trova di meglio che gettare fango sull’operato di chi riesce ad ottenere risultati senza avere tessere di partito, amicizie o protezioni in alto o praticare metodi poco seri e poco limpidi.

Garamond nei suoi 20 anni e più di impegno al servizio della scuola, insieme ai docenti che ci hanno accompagnato , ha sempre lavorato in assoluta trasparenza, nel rispetto delle regole e delle leggi, oltre che delle persone e del loro lavoro, e non ha mai corrotto nessuno. Forse questo rende per qualcuno incredibile - in questo Paese - il fatto che si ottenga un successo, e genera insinuazioni e illazioni che non hanno alcun fondamento e che respingiamo con forza al mittente, sicuri di avere dalla nostra parte la base dei docenti che ci conosce, ci apprezza e può testimoniare lo spirito e lo stile del nostro lavoro.

L’antipatia di molti soggetti del mondo editoriale più tradizonale e dominante nel settore della scolastica ce la siamo sempre aspettata, vista la nostra visione molto eterodossa ed isolata del presente e del futuro dell’editoria scolastica. Ma queste sono le battaglie di contrasto che hanno sempre caratterizzato le fasi di cambiamento nell’economia in ogni settore.

Quello che è intollerabile è invece che un dirigente della pubblica amministrazione, responsabile degli investimenti pubblici nel suo settore, si lasci andare in pubblico a tali infondate allusioni, con il solo scopo di screditare una delle poche aziende rimaste in Italia a sostenere l’innovazione nella scuola, con i soli mezzi della competenza, della conoscenza e dell’impegno sul lavoro di tutti coloro che vi si dedicano da venti anni.

La deriva (pilotata) dell’innovazione nella scuola italiana.

Lunedì, Novembre 8th, 2010

Eccoci qui per condividere alcune considerazioni sullo stato dei progetti di innovazione nella scuola italiana, che considero molto preoccupante, e non solo per Garamond. Purtroppo non riuscirò ad essere breve, e me ne scuso, ma la materia è tale e tanta che non è possibile sintetizzare con la consueta stringatezza.

Lo faccio con indignazione, perché è davvero inaccettabile la situazione di difficoltà in cui si trovano attualmente aziende serie e oneste come Garamond, impegnate da molti anni nell’innovazione a scuola, strette fra una pubblica amministrazione che riduce sempre di più le risorse per l’innovazione e in generale per la formazione e l’istruzione, e le lobbies delle grandi aziende editoriali, che vivono delle rendite di mercati chiusi e protetti, come quelli del libro di testo, che le inducono a restare allineate e coperte, cercando di protrarre più possibile la vita di un sistema molto redditizio (750 milioni di euro all’anno), magari fino alla pensione dei suoi anziani manager da 2-300 mila euro di compenso annuale, e alle spalle dei tanti giovani collaboratori precari, che lavorano 10-12 ore nelle loro redazioni per 8-900 euro al mese…

Partiamo dalla pubblica amministrazione e dalle responsabilità di chi ci governa.

Accennavo sopra all’indignazione e la ragione sta nel fatto che la pubblica amministrazione italiana non paga più. La società che dirigo vanta crediti con diversi soggetti della P.A. per svariate centinaia di migliaia di Euro, in sospeso da mesi o da anni, derivanti da forniture di beni (immateriali e anche materiali) e servizi (formazione e contenuti online) regolarmente acquistati e mai pagati, fino ad oggi.

Ciò inevitabilmente comporta una incapacità per Garamond di onorare a sua volta gli impegni economici con i suoi fornitori, con i tanti autori, consulenti, formatori, tutor ecc. che hanno lavorato per noi - magnificamente - in questi mesi/anni e che sono (più o meno pazientemente) in attesa di ricevere i loro legittimi compensi. Ce ne saranno certamente non pochi fra coloro che leggono questa newsletter, ai quali sono grato per la paziente attesa e - nella maggior parte dei casi - la fiducia e la comprensione che ci riservano, ben sapendo che hanno a che fare con una società seria e con gente onesta che ha sempre onorato i suoi impegni.

Però tutto ha un limite.

Non è più accettabile, ad esempio, che la Regione Lazio non eroghi i versamenti degli “acconti” (!?!) di quanto dovuto per un progetto con le scuole superiori da noi sostenuto - inclusivo anche di forniture hardware di centinaia di computer, lavagne interattive e videoproiettori - iniziato addirittura nell’ottobre 2008 e concluso nella scorsa primavera.

Non è accettabile che la Presidenza del Consiglio, per il tramite del Dipartimento Innovazione e Tecnologie per il progetto “Innovascuola”, non versi alle scuole i fondi stanziati da due anni per l’acquisto di contenuti digitali da noi forniti da quasi un anno, e di conseguenza le scuole non siano in grado di pagare noi.

La realtà e la ragione di questi “ritardi” è oramai chiarissima: il governo centrale, per ragioni politiche a tutti evidenti, ha deciso di non erogare più alcun finanziamento e fondo alle amministrazioni locali come le Regioni e ai singoli ministeri, come recentemente denunciato anche da un ministro in carica (“Le ricostruzioni del Tesoro sono assurde e fantasiose. C’è la fila di ministri davanti alla porta di Tremonti e tutti chiedono di poter spendere i fondi stanziati, ma bloccati con mille tecnicismi.” (S. Prestigiacomo). Il Ministro dell’Economia intende così mantenere artificiosamente l’equilibro finanziario dello Stato facendo una cosa veramente geniale: bloccando le uscite. Peccato che, così facendo, il peso del dissesto finanziario dello Stato sia scaricato sulle aziende come la nostra, sui suoi collaboratori e i suoi dipendenti, che non vedono riconosciuti i propri diritti ad essere regolarmente pagate e sono condannate a ricorrere a tutte le risorse possibili ed impossibili per restare in vita e non buttare a mare decenni di lavoro e di impegno.

Naturalmente, con l’attuale governo, i tagli più forti e inderogabili sono proprio ai settori della formazione, dell’istruzione, della ricerca, della cultura, e questo chiude il cerchio che soffoca tutti coloro che vi sono impegnati - insegnanti, formatori, ricercatori, operatori della cultura in tutte le sue forme - incluse le aziende che vivono di questo, come la nostra. Si tolgono fondi per i progetti di innovazione, non si paga più il pregresso, e si riducono sempre più gli investimenti in conoscenza e tecnologia: da qui al naufragio complessivo della nostra economia il passo è breve, anzi forse è già stato compiuto.

In questo contesto non è accettabile che capi-dipartimento, dirigenti e funzionari del Ministero della Pubblica Istruzione responsabili del progetto “Cl@ssi 2.0” (30 mila euro a scuola per le 156 medie selezionate lo scorso anno, 15 mila per le altre 250 elementari e superiori che saranno selezionate ora) dichiarino per due anni che tali fondi non possono essere spesi per i contenuti digitali perché beni immateriali “non inventariabili” (sic! ma non stiamo parlando di 2.0, di digitale e di rete? e ci venite a raccontare che può essere acquistato solo ciò che è materiale? surreale…) e poi fanno accordi con grande risonanza e firme in diretta a reti unificate fra MIUR e Telecom Italia sui progetti “Scuola digitale” - incluso “Cl@ssi 2.0” - in cui sono compresi anche “materiali didattici e contenuti digitali a integrazione e supporto della didattica e della formazione in servizio degli insegnanti impegnati nei processi di innovazione”. Guardare per credere.

Ah sì? Se i contenuti sono proposti da Garamond non vanno bene, mentre se è Telecom (ma che competenze e titolarità editoriale ha un’azienda di telecomunicazioni? non le si dovrebbe chiedere molto più semplicemente e correttamente di far arrivare la banda larga dove ancora manca, e in tutte le scuole?) allora la cosa è lecita, opportuna e benedetta dal Ministro in persona, con tutti i dirigenti in prima fila sorridenti e soddisfatti per l’ottimo lavoro svolto?

E che dire del fatto che la stessa Telecom Italia, con cui il MIUR firma accordi e protocolli d’intesa, ha appena lanciato “Biblet”, una piattaforma di E-Book, quando sta per entrare in vigore la normativa sull’adozione obbligatoria di libri digitali come testi scolastici? Interessante coincidenza, no?

E vogliamo aggiungere anche che - guarda il caso - il partner editoriale di Telecom Italia per la medesima piattaforma di libri digitali è il principale produttore di libri di testo per la scuola in Italia (insieme a Rcs), ovvero la casa editrice Mondadori, la cui titolarità è notoriamente del Capo del Governo?

Che fare? Rimanere in silenzio o andare con il cappello in mano presso qualche dirigente ministeriale troppo preso da ben altre occupazioni per dare udienza ad una piccola realtà non sempre docile e accomodante? No, non lo faremo. Ora basta.

Ovviamente, sulle questioni qui sollevate abbiamo posto domande e quesiti per iscritto ai responsabili del MIUR, ovvero al capo dipartimento Giovanni Biondi, al direttore Fidora e alla dirigente Schietroma: siamo ancora in attesa di una pur minima replica, essendo il silenzio - da sempre - l’unico modo di reagire di un certo tipo di funzionari pubblici.

Da ultimo, su questo fronte: ho partecipato come membro della FIDARE, Associazione degli Editori Indipendenti, ad un incontro al Ministero in cui ci è stato prospettato un nuovo progetto, dotato di un finanziamento di 3 milioni di Euro, destinato proprio ai contenuti digitali. Tralascio in questa sede le nostre osservazioni sulle Linee Guida fornite in quella sede, concentrandomi su un punto capitale. Si hanno a disposizione 3 milioni di Euro per i contenuti didattici digitali e su che cosa punta il Ministero? Ebook, learning object per lavagne interattive, fornite in gran quantità, ma attualmente prive di contenuti disciplinari, quindi sostanzialmente vuote e dunque inutili? Nossignori: viene promosso un progetto che finanzia 30 “prototipi” (sic!) da 100 mila euro ciascuno, per contenuti realizzati sotto forma di “ambienti immersivi integrati anche tridimensionali”, sotto forma di videogiochi educativi di seconda generazione (?). Ma perdinci, come si fa ad assegnare fondi così cospicui (con cui ci si potrebbero acquistare migliaia di interi nostri cataloghi di E-book e Learning Object, nuovi, dignitosi e pronti per l’uso in classe) destinati ovviamente solo a grosse società di produzione di videogames, magari estere, parlando di “seconda o terza generazione”, quando nelle nostre scuole non si è vista nemmeno l’immacolata concezione dei contenuti digitali?

Ma questi dirigenti del Ministero sono mai andati in una scuola a vedere l’effetto che fa su insegnanti e studenti un semplice ma efficace learning object di matematica, di scienze o di inglese, eseguito su una lavagna interattiva? Hanno mai visto come si avvicini alla tecnologia e all’innovazione anche il docente più riottoso, quando gli si fa vedere un pezzo della sua lezione di domani o di ieri in seconda C, interattivo, multimediale e ricco di test e verifiche online e offline? Questi docenti sentono davvero l’esigenza di “ambienti immersivi tridimensionali” per dare un senso alle LIM che hanno sulla parete delle loro classi? Non sarebbe bene, prima di arrivare alle seconde e terze generazioni, far prendere contatto e familiarità con quello che già c’è, per tutte le materie e i gradi di scuola, realizzato da docenti per docenti, a basso costo e di grande spendibilità didattica, assegnando ad ogni singola scuola qualche centinaio di euro da impiegare su un mercato libero? Chiediamo troppo?

Forse il fatto che solo Garamond abbia investito in questo settore in questi anni, producendo più di seicento learning object e 45 Ebook di testo, ultimando i suoi cataloghi proprio ora con prodotti nuovissimi (del tutto innovativi quelli ad esempio per la scuola primaria), non fa piacere a qualcuno che invece è rimasto fermo? Diversamente non si spiega, visto che dovrebbe essere interesse della pubblica amministrazione dotare le scuole del grado iniziale dei contenuti didattici digitali, visto che ci sono e qualcuno ci ha speso anni di impegno per realizzarli.

Credo che questo stato di cose complessivo imponga moralmente una reazione, che spero sia compresa dai tanti colleghi che ci seguono da venti anni e più, e che voglio sperare non ci lasceranno da soli in questa dura battaglia. Ci batteremo con ogni mezzo lecito per difendere il lavoro di chi collabora con noi attualmente, di chi ha lavorato in passato con professionalità e passione per Garamond e ancora attende di essere compensato per quello che ha fatto, di chi si rivolge a noi augurandosi di trovare un futuro per le sue competenze e conoscenze.

Come sempre, tutti i nostri canali di interazione sono aperti, sul nostro Blog, sui nostri forum, su facebook e ogni altro ambiente di rete e non, per raccogliere le impressioni, le critiche e le proposte di chi come noi ha la ferma volontà a reagire a questo degrado di cultura, professionalità, dignità e iniziativa libera e indipendente.

Tre domande sull’accordo MIUR - Telecom Italia

Martedì, Novembre 2nd, 2010

In questi giorni si stanno registrando alcune novità sul fronte degli impegni del Ministero della Pubblica Istruzione nel settore dell’innovazione tecnologica, annunciate da una conferenza stampa dei ministri Gelmini e Brunetta, il 28 ottobre scorso, fra cui quella relativa al Protocollo di Intesa siglato fra MIUR e Telecom Italia per la realizzazione di azioni a supporto del Piano Scuola Digitale.

In particolare, avendo impegnato come Garamond molte risorse per la produzione di contenuti didattici digitali, mi ha colpito l’annuncio della sperimentazione di testi elettronici su piattaforma Telecom in istituti superiori nell’ambito del Progetto Cl@ssi 2.0.

Tre domande - come si dice - sorgono spontanee:

1. Quando a proporre “testi elettronici” e contenuti didattici digitali in genere era Garamond ci è stato detto, più volte e in diverse sedi, che nel Progetto Cl@ssi 2.0 non rientravano i contenuti, per non meglio identificati motivi amministrativi. Molte scuole, pur volendo acquistare i nostri, per queste disposizioni finora non l’hanno fatto. Dunque ora questi motivi sono venuti a cadere, o questo impedimento vale per tutti tranne per Telecom?

2. Se, come detto nel comunicato, le scuole che beneficeranno di questo utilizzo sperimentale di testi elettronici fornito da Telecom sono le superiori, come è possibile che già si sappia che è proprio questo genere di sperimentazione che si vorrà fare da parte di quelle selezionate, quando il termine per la presentazione delle candidature per le superiori è scaduto solo lo scorso 22 ottobre e ancora non è noto chi ha ottenuto finanziamenti e per quali progetti?

3. Ma non era stato specificato in una Nota MIUR del 13 ottobre scorso che il Ministero non avrebbe “valutato positivamente proposte di candidatura standardizzate o generalistiche” per Cl@ssi 2.0? Ora invece si fa un accordo con Telecom, generalizzato e con una sola piattaforma per tutti, che prescinde dalla necessità di proporre progetti che siano “espressione dell’autonoma capacità progettuale della scuola”?

Ma, in generale: è mai possibile che si facciano accordi e protocolli con un fornitore di telefonia e connettività che abbiano per oggetto la didattica, i contenuti e la formazione dei docenti, mestiere che altri - Garamond e non solo, ovviamente - fanno da molti anni, in mezzo ad una selva di difficoltà e disincentivi che non sto qui a raccontare? Ai fornitori di telefonia e connettività come Telecom non si dovrebbero chiedere quei servizi, magari a costi bassissimi o zero per tutte le scuole italiane?

Infine, è proprio opportuno che a) il Governo faccia un accordo con b) Telecom Italia per i testi digitali nella scuola, quando quella stessa società ha appena lanciato “Biblet”, una piattaforma per gli EBook, in accordo con un c) Mondadori Editore, che ha già fatto molto discutere? Non ti sembra ci sia qualcosa che non va, indipendentemente dagli interessi e dalla ferma volontà di Garamond di continuare a fare il suo mestiere?

Su questi interrogativi, che noi in Garamond ci stiamo ponendo con preoccupazione e inquietudine per la sorte del nostro lavoro in un contesto così complicato (diciamo così…), ti invito a dire la tua nel nostro Blog o nel nostro gruppo su Facebook.

Ora, con Telecom Italia (e Mondadori), i contenuti digitali vanno bene…

Domenica, Ottobre 31st, 2010

Al Ministero della Pubblica Istruzione hanno detto per due anni che con i finanziamenti del Progetto Cl@ssi 2.0 non si potevano acquistare i contenuti digitali. Ora fanno un accordo con Telecom Italia - che è in partnership con Mondadori per gli E-Book (piattaforma Biblet) - in cui i libri elettronici invece vanno benissimo e sono oggetto di sperimentazione.

Garamond ha inviato email, documenti, fatto interventi pubblici, mandato fax e richiesto incontri con i responsabili ministeriali per capire quale fosse la misteriosa ragione per la quale si davano fondi alle scuole del Progetto Cl@ssi 2.0 con i quali si poteva acquistare di tutto (hardware) tranne formazione e contenuti. Ovvia la domanda di molti dirigenti e docenti: ma perché dovremmo avere in classe Lavagne interattive e computer se poi non ci danno anche i contenuti digitali sulle varie materie di studio. Che ci facciamo con un computer e una LIM vuoti?

(Garamond negli ultimi anni ha prodotto un catalogo di oltre 600 Learning Object per tutte le materie dalle elementari alle superiori, più 42 E-Book di testo per le medie e superiori…).

Ho la responsabilità di un’azienda con svariate decine di persone che hanno fiducia nei progetti che elaboriamo, lavorano con serietà, competenza e passione, e sono disposti ad aspettare anche molti mesi per ricevere i loro compensi, se la pubblica amministrazione ritarda nei pagamenti (come sempre avviene, in modo più o meno grave).

Andiamo tutti i giorni in scuole di ogni ordine e grado, in tutta Italia, a fare formazione o presentare i nostri contenuti digitali e sempre - dico sempre - gli insegnanti che incontriamo ci dicono che è proprio quello che vorrebero avere, che ne vorrebbero di più e che senza quei contenuti digitali di italiano, matematica, storia, inglese e così via, non sanno cosa farsene di computer e lavagne digitali… Peccato che il Ministero non voglia finanziare proprio gli acquisti di contenuti, chissà perché…

Dicono al MIUR: ci vogliono contenuti più evoluti, di seconda o terza generazione, immersivi, tridimensionali, multiplayer… Sì, peccato che nel 99% delle scuole italiane non sia passata nemmeno l’immacolata concezione dei contenuti digitali, altro che terza o ventesima generazione….

Infine: ma perché a Telecom si fa prendere il posto di chi fa per mestiere da decenni contenuti digitali per la scuola, e invece non le viene richiesto di fare il suo di mestiere, ovvero portare l’ADSL in tutte le scuole, scontata ed efficiente?

Non ci dormo la notte…

Ma voi al posto mio che fareste?

Agostino Quadrino
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Ecco il comunicato del MIUR e di Telecom:

Ivi si legge:

La collaborazione prenderà il via con il lancio di nuove attività nell’ambito del progetto Navigare Sicuri (www.navigaresicuri.org) per sensibilizzare minori e genitori a un uso consapevole del Web e con la sperimentazione, nell’ambito del progetto Cl@ssi 2.0, di una piattaforma interattiva per l’utilizzo di libri scolastici elettronici.

 

Il Ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca Mariastella Gelmini e il Presidente di Telecom Gabriele Galateri di Genola hanno siglato oggi un Protocollo d’Intesa finalizzato alla realizzazione di azioni congiunte a supporto la Scuola Digitale promosso dal Ministero. La collaborazione, di durata triennale, prenderà il via con il lancio di nuove attività nell’ambito di Navigare Sicuri (www.navigaresicuri.org) il progetto di sensibilizzazione a un uso attento e consapevole del Web da parte di bambini, adolescenti e genitori. Inoltre, nell’ambito dell’iniziativa ministeriale Cl@ssi 2.0, nel corso dell’anno scolastico alcuni istituti superiori sperimenteranno l’utilizzo di testi elettronici che, grazie a una piattaforma interattiva messa a disposizione da Telecom Italia, potranno essere adattati alle specifiche esigenze didattiche di studenti e insegnanti.

Social Learning, Ebook e Libri di testo nell’era della rete

Martedì, Ottobre 26th, 2010

Ecco qualche spunto critico e le linee essenziali del progetto editoriale di Garamond, espresse in un mio intervento nel corso del Convegno “School Day - E-learning Day” promosso da KnowK. a Roma il 13 ottobre 2010.

Le nostre proposte sono:

  • la rimessa in discussione del concetto di copyright nella pubblicazione di contenuti didattici digitali
  • l’uso di licenze Creative Commons e la proprietà comune della conoscenza nel contesto dell’istruzione
  • l’abolizione dell’obbligatorietà dell’adozione dei libri di testo
  • con liberalizzazione del mercato dei contenuti digitali e sperimentazione del Social Learning.

La discussione è aperta.

Appello per contenuti didattici digitali

Lunedì, Febbraio 22nd, 2010

Carissimo/a utente di Garamond,

stavolta ti scrivo per condividere insieme, anche nella discussione aperta online sul nostro Blog, alcune valutazioni sulla conduzione dei progetti ministeriali di innovazione.

Mi scuso in anticipo per la lunghezza di questa mia “lettera aperta” o “appello” ai docenti e ai dirigenti che ci seguono da molti anni, ma confido nella tua disponibilita’ a dare un po’ della tua attenzione ad una questione che per noi e’ di vitale importanza.

Lo spunto e’ offerto da un’indicazione data (solo a voce) ai dirigenti delle 156 scuole medie selezionate per il Progetto “Cl@ssi 2.0” per la gestione dei fondi che ciascuna scuola ha a disposizione per l’attuazione di tale Progetto, ovvero ben 30 mila euro: secondo tale indicazione, nulla (?!?) di tali fondi potrebbe essere impiegato per l’acquisto di contenuti didattici digitali (learning object e ebook) prodotti da editori come Garamond o altri.

Da quanto ci riferiscono i dirigenti con cui siamo in contatto e che hanno partecipato all’incontro nazionale svoltosi a Roma lo scorso 18 febbraio, l’indicazione e’ stata ribadita da alcune dirigenti responsabili del Ministero delle Pubblica Istruzione, contraddicendo peraltro quanto affermato dal Capo Dipartimento, dott. Giovanni Biondi nella sessione assembleare dell’incontro, e soprattutto quanto esplicitamente previsto dal Bando del progetto emanato il 27.4.2009, che lascia alle singole scuole la libera ed autonoma scelta di quale progetto realizzare e di come di conseguenza impiegare i fondi disponibili, fatto salvo quanto esplicitamente escluso ovvero “le spese per le dotazioni elettriche, la connettività, il materiale di facile consumo, la formazione e tutti i servizi non esplicitamente previsti nelle forniture” (nessun cenno ai contenuti didattici digitali).

Come certamente saprai, Garamond sta incentrando gran parte della sua recente attivita’ proprio nella progettazione e produzione di contenuti didattici digitali, sotto forma di un ampio catalogo di learning object (LO) per tutte le materie per la scuola primaria (85 LO) , per la secondaria di primo grado (148 LO) e per le superiori (420 LO), oltre che di ebook di testo (8 per la scuola secondaria di primo grado e 34 per le superiori).

Tutta la produzione di Garamond, come e’ noto, e’ frutto di un ampio lavoro di gruppo collaborativo che vede impegnati prima di tutto gli insegnanti, in qualita’ di autori, consulenti e coordinatori disciplinari (decine e decine di colleghi), oltre naturalmente a molti altri collaboratori (coordinatori editoriali e redazionali, progettisti, grafici, illustratori, programmatori, sviluppatori ecc.).

Ebbene, come responsabile di tale progetto editoriale e referente del lavoro di tanti seri professionisti (docenti e non) non riesco a rassegnarmi a dire a tutte queste persone che il loro lavoro non ha futuro; non riesco a capacitarmi di come il principale soggetto amministrativo del settore istruzione, ovvero il Ministero, nella realizzazione di un progetto di innovazione significativamente intitolato “Cl@ssi 2.0” fornisca alle scuole ampi fondi per dotarsi di computer, lavagne interattive ed ogni altro strumento hardware, e impedisca l’acquisto di quello che dovrebbe essere il centro fondante di ogni azione educativa, ovvero il contenuto di studio delle varie materie, nei nuovi formati digitali, il cui valore economico - nel nostro caso - e’ al massimo il 10% dell’intera dotazione finanziaria disponibile per ogni scuola del Progetto.

Come e’ possibile, mi chiedo, che si intenda penalizzare proprio chi sta investendo in nuove forme di editoria scolastica ed in innovativi formati di contenuto da sperimentare nel vivo della didattica, dando senso alla presenza di computer e lavagne interattive nelle classi, altrimenti destinate ad essere contenitori aggiornatissimi, ma vuoti e quindi inutili?

Si parla spesso della capacita’ che gli insegnanti dovrebbero sviluppare per “autoprodurre” contenuti”: ottimo suggerimento (Garamond fra l’altro ha anche sviluppato “Assist” un editor di rete per realizzare LO compatibili con gli standard internazionali), ma chi ha detto che le due cose siano alternative? Se non si parte da un’esperienza di didattica innovativa in classe usando da subito i contenuti disponibili (di Garamond o di qualsiasi altro editore, ovviamente), come potrebbero realizzare contenuti digitali gli insegnanti partendo da zero?

E ancora: tutti ben sappiamo quanta competenza specifica (tecnica e disciplinare), quanto impegno e quanto tempo richieda la produzione di materiali didattici strutturati. Tutto questo lavoro dovrebbe essere (come sempre…) svolto dai docenti senza alcun fondo per compensare il loro lavoro? Gratuitamente? Solo per non adottare contenuti editoriali gia’ prodotti (da insegnanti) e pronti per l’uso in aula anche nella lezione di domani?

Altra obiezione: in rete c’e’ molto materiale gratuito, si può usare quello. Certamente, ma dalle nostre ricerche fatte anche nei vari corsi che teniamo da anni sull’argomento, emerge che i materiali didattici in lingua italiana distribuiti gratuitamente online sono pochissimi, non strutturati coerentemente con i programmi di studio e spesso molto parziali nella copertura dell’argomento trattato. In ogni caso, molto raramente hanno la caratteristica dei nostri LO della accessibilita’, che non discrimina gli alunni diversamente abili o dei nostri Ebook che equivalgono ad un oragnico e completo libro di testo.

All’estero in questi anni le societa’ simili a Garamond si sono sviluppate in modo esponenziale, anche in paesi di economie non di punta come Polonia, Romania, Portogallo, Irlanda ecc. Ora, noi non puntiamo ad ottenere “commesse di Stato” o vincere gare per le quali possiamo passare da 4 a 100 dipendenti (come pure potrebbe essere forse vantaggioso per l’intero sistema e non solo per noi…): intendiamo solo chiedere di poter continuare a fare il nostro onesto lavoro senza che proprio il Ministero dell’Istruzione escluda “a priori” il prodotto del lavoro di tante persone per tanto tempo, ovvero nuovi contenuti didattici coerenti con le abitudini di lettura e di studio dei ragazzi attuali, in un contesto di libera concorrenza.

Vorremmo solo che a determinare il successo o il fallimento delle nostre iniziative fossero gli insegnanti, gli studenti, i dirigenti, sulla base del valore della nostra offerta, confrontata con quella di tutti coloro che credono a questa nuova linea di produzione editoriale e che hanno analoghi prodotti da offrire. Non vorremmo mai dover rinunciare al nostro lavoro, con tutte le difficolta’ che esso comporta per una struttura di piccole dimensioni come la nostra, per il paradossale motivo che chi presiede all’innovazione nella scuola e finanzia le azioni per sostenerla prescriva acquisti di macchine e attrezzature vuote o di software pensato magari per l’ufficio, escludendo ciò che invece e’ stato pensato e realizzato per la scuola, per l’educazione e per la crescita culturale delle giovani generazioni, che nessuno vorrebbe che usassero i computer solo per le chat, per intrattenersi sui social network o per copiare voci di enciclopedie online.

Ecco dunque il perche’ di un “appello” come questo, che avra’ tanto piu’ valore quanto piu’ sara’ sostentuto da una larga base di consenso, che ti invito percio’ ad esprimere, se ne condividi i contenuti, nel modulo online del nostro sito web.

Ti saro’ grato anche di un tuo contributo alla discussione pubblica sul nostro blog e in tutte le altre occasioni che riterrai utili e opportune.

Agostino Quadrino

Progetto ministeriale Cl@ssi 2.0

Martedì, Febbraio 16th, 2010

LETTERA APERTA AI DOCENTI UNIVERSITARI
REFERENTI DEL PROGETTO MINISTERIALE CL@SSI 2.0

Gentili Professori,

mi permetto di rivolgermi alla vostra attenzione in relazione ad un problema relativo alla gestione del Progetto ministeriale “Cl@ssi 2.0″ nel quale siete impegnati come referenti universitari.

Come alcuni di voi ben sanno, conoscendoci anche personalmente da molto tempo, la societa’ editrice che dirigo, Garamond di Roma, e’ impegnata da molti anni nel settore dell’innovazione didattica e della produzione di contenuti didattici digitali sotto forma di Learning Object e di E-Book.

In questa veste, abbiamo promosso la produzione di ampi cataloghi di contenuti didattici digitali per la scuola primaria, la media e le superiori, sotto la guida e il coordinamento di alcuni specialisti del settore, come Mario Rotta e Vindice Deplano.

Ora, abbiamo appreso che alle scuole selezionate per il Progetto “Cl@ssi 2.0″ viene prescritto di non utilizzare i fondi che hanno a disposizione per l’acquisto di contenuti didattici digitali editoriali. Non so se tali indicazioni verbali a noi riportate dai docenti che partecipano alle riunioni del Progetto siano rispondenti ad un reale orientamento restrittivo, o se siano frutto di qualche equivoco, anche perche’ non ci risulta che in nessun documento ufficiale vi sia traccia di tale inspiegabile preclusione.

Sarebbe infatti ben strano che una sperimentazione didattica basata sugli strumenti e le risorse digitali e interattive vedesse escluso l’oggetto formale e materiale centrale di ogni azione educativa, ovvero il contenuto disciplinare, quando in tutta la letteratura specialistica e nei principali convegni internazionali l’espressione “Content is king” e’ quasi diventata uno slogan condiviso e universalmente riconosciuto.

Non penso nemmeno che sia ipotizzabile una seria sperimentazione delle sole “macchine” (”sperimentare” … un computer?) o delle risorse HW e SW generiche non progettate per la scuola, come invece possono essere contenuti didattici digitali disciplinari e multidisciplinari. La sperimentazione che presumo si intenda realizzare e’ quella metodologico-didattica, che difficilmente potrebbe valutare l’impatto delle tecnologie prescindendo dai contenuti di studio, riconfigurati nelle forme proprie dell’interazione e della multimedialita’.

Naturalmente espongo tale questione facendomi carico del forte investimento in tempo, risorse economiche ed intellettuali che la nostra societa’ editrice - fra le poche in Italia a puntare decisamente su tale fronte - ha impegnato nel corso degli ultimi anni, promuovendo molte professionalita’ di docenti/autori, progettisti, consulenti, grafici, sviluppatori ecc. che si sono dedicati a tale progetto scommettendo in un futuro per l’editoria digitale scolastica anche in Italia, fonte potenziale di impiego per tanti giovani interessati a queste nuove forme di produzione del contenuti di conoscenza.

Non devo qui certo richiamare il quasi azzeramento delle risorse per le scuole in generale: se poi anche nei progetti finanziati si precludesse l’acquisto di contenuti digitali, il destino di chi investe sull’innovazione in educazione in Italia sarebbe inesorabilmente segnato.

Mi auguro percio’ vivamente che non siano vanificati i nostri sforzi e i nostri investimenti da un’inattesa esclusione dal Progetto “Cl@ssi 2.0″, al quale ci siamo dedicati in molti da quasi un anno, nel caso in cui venisse impedita la libera ed autonoma decisione delle scuole di dedicare una pur minima parte dei fondi disponibili all’acquisto dei contenuti, i quali - nel nostro caso - hanno fra l’altro un costo complessivo non maggiore al 10% dell’intero budget per ciascuna scuola.

Affido percio’ queste mie considerazioni alla vostra saggia e competente valutazione, confidando in un orientamento non preclusivo, aperto e incentivante da parte di chi ha responsabilita’ scientifica del Progetto e conosce bene le ricadute solo positive che puo’ avere l’ampliamento dell’offerta, anche per i tanti giovani talenti che sono formati dalle Universita’ e che potrebbero avere opportunita’ professionali solo in un mercato libero e incentivato.

Ringrazio vivamente per l’attenzione e resto disponibile ad ogni forma di confronto e di approfondimento che fosse utile e opportuno.

Un cordiale saluto a tutti.

Agostino Quadrino