Lettera aperta sulla scuola
Pubblicato il 11 Maggio 2011 da Agostino Quadrino in Appunti |PRENDIAMO SUL SERIO IL NOSTRO FUTURO
Lettera aperta al Presidente della Repubblica, al Parlamento e al Governo
Promossa dagli Editori Marco Cassini e Daniele di Gennaro (minimum fax), Carmine Donzelli, Federico Enriques (Zanichelli), Carlo Feltrinelli, Sandra Ozzola Ferri e Sandro Ferri (E/O), Sergio Giunti e Bruno Mari (Giunti), Alessandro e Giuseppe Laterza, Stefano Mauri (Gruppo Mauri Spagnol), Paolo Mieli (RCS), Antonio e Olivia Sellerio.
[Sul sito della casa editrice Laterza è posibile sottoscrivere la Lettera]
La scuola è risorsa essenziale per il libero sviluppo delle persone e per la crescita sociale, economica, culturale e civile di ogni Paese. In Italia lo è sempre stata: ha reso un insieme di sudditi analfabeti degli antichi stati una comunità di cittadini italiani. Lo è ancora più oggi, in un’epoca in cui il “capitale umano”, l’insieme delle conoscenze di cui disponiamo, è il fattore decisivo per il successo degli individui e delle nazioni.
L’articolo 34 della Costituzione Italiana sancisce inequivocabilmente che “i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. In passato il diritto dei più deboli nella società italiana è stato garantito soprattutto dall’estensione dell’obbligo di frequenza della scuola pubblica (nella “scuola pubblica” la legge italiana comprende anche le scuole paritarie a gestione privata), e dalla qualità del suo insegnamento, che hanno riscattato dalla miseria milioni di cittadini.
In particolare, la scuola pubblica statale è luogo del pluralismo, affidato a docenti reclutati in base alla propria professionalità e non alle convinzioni politiche, alle fedi religiose o all’appartenenza a qualsiasi gruppo o associazione o categoria. Nel mondo globalizzato è fondamentale conoscere chi è lontano da noi, per saperne cogliere i valori e le potenzialità, e perché altri possano conoscere - a loro volta - i nostri valori e le nostre potenzialità.
La scuola pubblica statale è perciò anche luogo di integrazione tra individui provenienti da diversi ambienti familiari, sociali, culturali. Nella scuola pubblica statale bambini e ragazzi di diversa estrazione sociale imparano ad apprezzare la diversità. Nella scuola pubblica statale il patrimonio culturale della famiglia entra in contatto in modo fertile con quello di altre famiglie.
Questa è la missione della scuola pubblica statale diversa da ogni altra istituzione formativa, che legittimamente si proponga altre finalità a partire da una visuale parziale della cultura, della religione, della società, dell’economia. Se, infatti, è un diritto di ogni famiglia mandare i propri figli a scuola solo insieme a chi condivide la stessa visione del mondo (la libertà di insegnamento è infatti riconosciuta dall’articolo 33 della Costituzione), per il benessere della società nel suo insieme è conveniente e auspicabile che la grande maggioranza dei cittadini abbia una formazione comune ispirata ai valori del pluralismo e della Costituzione.
Per rendere effettivo questo principio lo Stato deve investire più risorse nell’istruzione pubblica statale, consentendo alle istituzioni scolastiche autonome di dotarsi di strumenti adeguati a svolgere la propria missione. Occorrono docenti qualificati e ben retribuiti. Ma occorrono anche edifici ben tenuti, aule attrezzate, laboratori moderni, biblioteche aggiornate.
Purtroppo l’investimento nella scuola pubblica statale è stato inadeguato - ben al di sotto dei livelli medi dei Paesi UE - per gran parte della storia unitaria italiana, al punto che oggi spesso non è in grado di garantire neppure i servizi minimi. Di questa situazione ognuno di noi deve preoccuparsi, perché essa è anche frutto dell’indifferenza.
Dobbiamo tutti fare qualcosa per la scuola di tutti. Non dobbiamo lasciarla sola a chiedere attenzione. Se è vero - come sentiamo continuamente ripetere - che nella scuola si costruisce il futuro dei nostri figli e, quindi, del nostro Paese, nessuno può guardare alla questione “dall’esterno”. Chi ricopre cariche istituzionali e politiche deve avvertire la forza dell’opinione pubblica. Chi ha più responsabilità e potere nella società, nell’economia e nella cultura deve essere il primo a impegnarsi.
Facciamo dell’istruzione un tema centrale di discussione tra i cittadini, nelle scuole e in ogni altro luogo di incontro, con la competenza e l’urgenza che la materia necessita.
Firmiamo questa lettera aperta in ogni luogo a partire dalle stesse scuole pubbliche statali.
Prendiamo sul serio il nostro futuro.

12 Maggio 2011 at 15:04
Sono pienamente d’accordo e sottoscrivo la lettera.
12 Maggio 2011 at 16:07
Sottoscrivo con piacere la lettera e aggiungo che è assurdo che oggi ci troviamo a ribadire concetti e verità che dovrebbero essere parte integrante del nostro vivere civile e sociale
12 Maggio 2011 at 17:42
Ho vissuto nella scuola per oltre 50 anni, prima da alunno e poi da insegnante, e, sinceramente, non ho mai subito indottrinamento e/o costrizioni da parte di alcuno. Parlando della scuola è mia abitudine ribadire il concetto che mi ha dato la possibilità di rimanere giovane fra i giovani, di aver avuto la fortuna di aver incontrato giovani provenienti da tutti i ceti sociali che hanno sempre formato gruppo; che hanno sempre condiviso gioie e dolori. Ultima esperienza veramente, per me, gratificante e costruttiva: l’inserimento nelle classi degli alunni diveramente abili. E’ una scuola, quella di oggi, che ha bisogno non già di settarismo o di revisione dei libri di testo o, ancora peggio, di tagli e di discredito, ma di un aiuto importante da parte delle istituzione per mettersi al passo con i tempi; di diventare la scuola della società post-tecnologica in cui i ragazzi vivono; di mantenere quel ruolo alto che la costituzione le assegna. Certo, ognuno ha il diritto di mandare i propri figli dove ritiene più opportuno, ma non si può pensare di tagliare i fondi della scuola pubblica e destinare più risorse alla scuola confessionale e privata per cercare di creare cittadini allineati al potere, indottrinati e ligi alle necessità del potente di turno; privi di quella “cultura” che solo l’incontro con tante diversità fa crescere e rende liberi. Liberi nel modo di pensare e di agire; liberi nell’esprimere le proprie idee e le proprie ragioni; liberi di scegliere e di manifestare la propria tendenza politica, il proprio credo religioso, il proprio modo di vedere il sociale. Fermiamo chiunque tenti di sottrarre questi valori ad un settore della vita pubblica che pure ha portato tanti uomini, cresciuti al suo interno, a raggiungere vette eccelse nella società e non solo in campo nazionale. Rendiamo merito ai tanti docenti che, quotidianamente, pur sottopagati, e bistrattati dai vertici politici, svolgono il ruolo con impegno ed abnegazione e che, quale unico riconoscimento, ricevono il sorriso ed il saluto dei loro alunni.
12 Maggio 2011 at 21:20
Condivido l’emergenza in cui si trova la scuola italiana ma non sottoscrivo la lettera per queste ragioni:
- non solo la diversità rende liberi, ma anche la consapevolezza di un progetto culturale ed educativo, che nella scuola statale sono, per ragioni ignote, vietati;
- il pluralismo della scuola statale italiana è soltanto nominale: spesso lascia posto ad un banale relativismo culturale, il quale non è garanzia di libertà. Molti di fatto diffondono nella scuola statale una visione parziale della realtà.
- anche nella scuola paritaria a gestione privata il patrimonio culturale della famiglia entra in contatto in modo fertile con quello di altre famiglie.
- l’Italia è al di sotto dei finanziamenti alla scuola rispetto alla media UE sia per la statale che per la paritaria a vocazione sociale: nella UE questa contrapposizione di fatto non esiste, è una guerra nata da motivazioni ideologiche, tipicamente italiana.
- andrebbe riconosciuto alla paritaria anche il merito di formare le nuove generazioni di docenti, che tramite la libertà e le garanzie offerte dai contratti privati, possono progettare la loro vita e con essa la propria professione senza sottoporsi allo sfruttamento dei precari cui ricorre lo Stato;
- credo che l’unico modo di superare questa empasse sia trattare la paritaria e la statale allo steso modo, come si fa in Francia, Germania e Gran Bretagna, attraverso un duplice canale uguale per entrambe:
- più finanziamenti;
- più controlli sulla qualità.
13 Maggio 2011 at 12:30
Sono pienamente daccordo con quanto esposto nella lettera e la sottoscrivo. La scuola rappresenta il punto forte di una società, il luogo in cui si formano gli uomini ed i cittadini del futuro, di conseguenza bisogna attribuire ad essa il giusto riconoscimento sociale ed economico.
13 Maggio 2011 at 18:48
L’emancipazione di qualunque persona si realizza solamente attraverso l’istruzione, che dovrà rimanere pubblica, gratuita, pluralistica.
Non lasciamo morire la scuola pubblica. Non vogliamo che i nostri figli siano di nuovo sudditi ma cittadini liberi.
13 Maggio 2011 at 20:23
Ho sempre frequentato la scuola pubblica,e…non ne sono mai uscita:a 18 anni mi sono diplomata e a 20 anni vi sono entrata da insegnante come vincitrice di concorso.I miei figli hanno frequentato la scuola pubblica e,nonostante il comportamento veramente ’scandaloso’ di alcuni loro docenti sono più che contenta della loro praparazione.
Quando arrivano alunni dalla scuola privata,la differenza è lampante.
Sottoscrivo la lettera di Garamond e mi auguro che ci sia da parte dello Stato una totale inversione di tendenza:fondi alla scuola pubblica e chi vuole il privato se lo paghi.
15 Maggio 2011 at 09:01
Annamaria, una piccola necessaria precisazione: la lettera non è di Garamond ma è promossa da un gruppo di editori, quelli indicati in testa alla lettera, e poi sottoscritta da Garamond. Ci avrebbe anche fatto piacere che i colleghi editori promotori della lettera ci avessero invitato a far parte dei gruppo, ma non importa: l’essenziale è aggregare consensi su un tema di cruciale importanza.
17 Maggio 2011 at 09:14
Secondo me è sbagliato il titolo della lettera. Infatti non è una Lettera aperta sulla scuola ma una lettera sulla scuola pubblica statale.
Se poi lo Stato non è in grado (o non vuole) di far rispettare le sue leggi dalle scuole paritarie non è una buona ragione per fare di ogni erba un fascio.
Se generalizziamo le sacche di corruzione o inefficienza quante scuole statali andrebbero chiuse.
Non lo diciamo a Tremonti altrimenti ……
27 Maggio 2011 at 13:25
Condivido pienamente il giudizio sulla scuola pubblica come luogo dell’educazione al confronto e al pluralismo. Diffido invece dell’automatismo che collega le risorse economiche all’efficacia formativa: relazione necessaria, ma non sufficiente! Assunzione a tempo indeterminato, organico d’istituto basato sulla programmazione almeno quinquennale, conseguente continuità didattica, conseguente lavoro d’équipe, aggiornamento permanente, possibilità di scegliere il tempo pieno per i docenti che lo desiderano sono, ad esempio, alcune condizioni per qualificare la spesa e motivarne la crescita relativa.