Libri di testo in adozione: addio!
Pubblicato il 5 Febbraio 2011 da Agostino Quadrino in Appunti |COMUNICATO STAMPA
di Garamond Editoria e Formazione
4 Febbraio 2011
E-Book e contenuti digital per rivoluzionare il settore dei libri di testo.
In Italia ogni anno le famiglie che hanno figli a scuola spendono 700 milioni di Euro per l’acquisto dei libri di testo. Una bella cifra, in contanti, naturalmente. Secondo una ricerca di McKinsey, fatto 100 l’importo speso dalle famiglie italiane per libri di testo, in Olanda si spende 82, in Spagna 67, in Francia 57, in Germania 22 e in Inghilterra 21. Un differenza vistosa e difficile da capire e giustificare.
Non solo: il mercato dei libri di testo soffre di una progressiva concentrazione che vede quattro o cinque gruppi maggiori detenere quasi il 70% delle quote totali (i primi quattro gruppi editoriali - Rcs, Mondadori, Zanichelli, e Pearson Paravia - si dividono circa 100 milioni di Euro ciascuna, all’anno, con quote stabili da 15 anni…), mentre negli anni settanta c’erano almeno dieci gruppi che si ripartivano non più del 50%. Cosa che ha indotto l’AGCOM un paio di anni fa ad aprire un’istruttoria di verifica della fondata ipotesi di accordi “di cartello” fra i gruppi dominanti, a tutto discapito della competitività economica per i consumatori, ovvero le famiglie, che spendono centinaia di euro all’anno, per libri costosi e pesanti che sono di regola utilizzati al 30/50% o anche meno, e che l’anno successivo sono sempre più spesso fuori gioco per via delle cosiddette “nuove edizioni”, che hanno la funzione di renderli invendibili come usato.
Ma con il digitale tutto è già cambiato. Con internet e contenuti in formato elettronico, che sono già in larga misura utilizzati da milioni di studenti tutti i giorni per il loro studio a casa su Wikipedia, Youtube e molti altri social network, la tecnologia favorisce l’accesso a servizi condivisi, a contenuti aperti e ad una molteplicità di materiali che rendono all’utente molto più economico ed efficace l’uso di contenuti in formato digitale, sotto forma di e-book, learning object o contenuti wiki. Far finta di non accorgersene o negare che sia tempo di cambiare l’offerta di contenuti di studio per la scuola è irrazionale e anche - in prospettiva - controproducente per chi vuole continuare a fare l’editore anche al tempo della rete, dell’iPad e del Kindle.
Per questa ragione Garamond - casa editrice di Roma specializzata nelle tecnologie dell’istruzione e nella produzione di contenuti didattici digitali - ha proprio in questi giorni comunicato la sua uscita dall’Associazione Italiana Editori (AIE), struttura che raggruppa la gran parte delle case editrici scolastiche italiane e che rappresenta istituzionalmente gli interessi corporativi delle editrici scolastiche che tendono a perpetuare lo status quo, che peraltro rende assai bene in termini di ricavi, margini e sicurezza di investimenti, garantiti dal fatto di sapere in anticipo quante copie stampare ed avere certezza di continuità di vendite per almeno un triennio.
Garamond al contrario ritiene oramai maturo il tempo di configurare in modalità del tutto innovative l’offerta di contenuti didattici alla scuola italiana, puntando decisamente non solo sul formato digitale (E-Book e Learning Object) ma proponendo l’abbandono del meccanismo del “libro di testo in adozione” a favore di nuove forme di fornitura di servizi alle scuole, basati sull’accesso a piattaforme web e contenuti condivisi, in una logica di accesso alle risorse multimediali immateriali e non più di acquisto di beni materiali, rigidi, pesanti e molto più costosi di un file o di una password. Ha chiamato questa nuova forma di accesso ai contenuti “Social Learning” e lo proporrà alle scuole italiane a partire da quest’anno, in concomitanza con l’entrata in vigore di una recente normativa ministeriale che prescrive alle scuole di adottare esclusivamente “libri di testo” in formato digitale.
Una buona occasione per avviare il cambiamento.

18 Febbraio 2011 at 19:09
Condivido appieno e sottoscriverei fin da ora l’adozione di tali prodotti digitali. Ma, ma, ma……Insegno a Martina Franca (TA) in un istituto professionale frequentato da studenti che in minima percentuale posseggono il pc portatile, necessario, indispensabile, mi sembra di aver capito per adottare tale strategia didattica. Fra i miei colleghi, soprattutto di lettere, ci sono fortissime resistenze al digitale. Io sono considerata un pirata(non mi dispiace francamente) In fatto di adozioni, dal momento che la nostra utenza appartiene ad un bacino poco abbiente (da noi si iscrivono ragazzi e ragazze che NON vogliono studiare e NON comprano neppure i testi! - pensi un po’!) da anni non stiamo adottando nulla di nuovo. In 5 anni abbiamo cambiato 4 dirigenti! Non Le sto poi a raccontare del funzionamento dei nostri laborati e della lentezza della connessione alla rete. Io, che sono un’insegnante appassionata, ci ho rinunciato, anche se mi sto organizzando in proprio e, per il prossimo anno prevedo di essere dotata di PC con annesso videoproiettore e materiali didattici digitali che sicuramente saranno Garamond. Agirò da sola. Ma mi piace molto l’idea dello studio in rete. Io, ad esempio uso FB come veicolo di contenuti e mezzo di contatto con i miei studenti. E va benissimo!
18 Febbraio 2011 at 22:54
Gentile dott. Quadrino, ho appena visto il suo intervento su you tube ed ho trovato una straordinaria corrispondenza con l’argomento della mia ricerca di dottorato, in corso presso UNIDAV Università Telematica Leonardo da Vinci- Chieti- Sarebbe importante per me realizzare la sperimentazione con un editore. Per ora sto portando avanti un’indagine in un progetto INDIRE e sono in contatto con il prof. M.Rotta, per la parte scientifica. Le invierei volentieri una sintesi del mio progetto, se volesse inviarmi un recapito.
…Sono anche iscritta al vostro corso per dirigenti scolastici
19 Febbraio 2011 at 07:08
Agostino,
come già sostengo da tempo un po’ ovunque ( http://forum.simplicissimus.it/segnalazioni/garamond-esce-dallassociazione-italiana-editori/msg64306/#msg64306 ) il libro di testo da prodotto dovrebbe diventare un servizio.
I vantaggi sarebbero innumerevoli sia per gli editori che per le famiglie, e il contenuto didattico dei testi migliorerebbe costantemente.
20 Febbraio 2011 at 23:21
Il peso dello zaino alla scuola media è 6-7 kg. Troppo.
Vedo bene l’uso degli e-book reader a schermi non retroilluminati.
Con fatica sono riuscito a provarne un paio. Non tutti si leggono bene.
Vorrei adottare testi digitali, ma ho poche informazioni sia sui reader che sui testi e i formati.
L’idea Garamond di social learning va bene se c’è la rete che funziona, cosa che non ho.
A Fosdinovo non c’era nemmeno un reader da smanettare un po’ al convegno 2010…
Beppe Grillo la mette giù facile, in buona fede, ma Amazon sta cercando di imporre un suo standard o no?
Lucio
21 Febbraio 2011 at 15:41
Giuste e condivisibili le motivazioni in favore del social learning, ancorché eversive.
Allo stato attuale delle cose ritengo il progetto una base di discussione culturale, pedagogica, didattica che dovrebbe innescare una rivoluzione copernicana sul tema degli apprendimenti e sulla loro forma strumentale oggettuale in cui si traguarda il passaggio dal libro, al digitale. Chiaramente non si tratta solo di diversità formali, ma sostanziali che investono la stessa qualità del sapere, oggi e ancor più nel futuro, che è già oggi.
Bisogna però essere consapevoli che la proposta si connota come eversiva rispetto allo stato attuale delle cose in quanto questo oggi è ormai da diverso tempo ieri, passato abbastanza remoto. Ma va benissimo proprio per questo. Le condizioni per l’attuazione le vedo difficili e complesse in quanto:
1) occorrerebbero politiche scolastiche, educative, formative che non vedo tra gli obiettivi e programmi dell’attuale classe dirigente;
2) occorrerebbero risorse importanti per un “decondizionamento” serio di strutture e soggetti della formazione;
3) occorrerebbe una governance a livello delle scuole autonome strategicamente orientata ad opera di dirigenti scolastici sensibili e preparati su questo terreno.
Queste difficoltà non rendono vano il progetto, semmai lo caricano di importanti implicazioni che vanno oltre il banale referendum libro vs ebook, investendo la qualità dei saperi e della stessa società che si vuol costruire.
Brava Garamond
24 Febbraio 2011 at 19:09
Solo qualche osservazione di poco conto.
Ovvio che il libro di testo a stampa è duro a morire: ha una visibilità immediata rispetto a quello digitale.Ma c’è una differenza fondamentale:la permanenza e la reperibilità, attraverso la ricerca, di un contributo online. Mentre il tempo di vita dei contenuti didattici sui libri di testo a stampa è permanente anche se esso è inevitabilmente limitato, perchè muta di continuo e devono esser sempre aggiornati, e questo li rende sorpassati già prima di darli alle stampe,invece ogni contenuto pubblicato su testo online è liquido. Se l’autore non decide di eliminarlo, basta una semplice ricerca per recuperarlo. Google ci ha abituati ad avere tutto a portata di clic.
Bisogna, dunque, sforzarsi di pensare e lavorare in rete, anche se mi rendo conto che non è affatto facile per chi ha una formazione proveniente dal mondo della carta stampata. A volte la resistenza al cambiamento, può essere dovuta anche a questo. Soprattutto se si osserva che questi di cui parliamo sono solo strumenti didattici, e come tali non hanno il primato che spetta sempre alla mediazione dell’insegnante.
26 Febbraio 2011 at 00:22
Credo molto nella utilità di supportare le lezioni con oggetti multimediali.
Ho dei dubbi sull’efficacia di una struttura di apprendimento “Social”.
Il problema più urgente nella scuola è attivare negli studenti l’interesse o la domanda di conoscenza. Non sarà la possibilità di configurare il proprio libro digitale o condividere domande e risposte con altri studenti a risolvere questo problema.