LIM imballate, appese, spente, vuote. Tutto, purché siano senza contenuti…
Pubblicato il 28 Dicembre 2010 da Agostino Quadrino in Appunti |In questi giorni ho letto qualche riflesso sulla recente sessione formativa per tutor LIM dell’Ansas (Montecatini) e qualche riflessione sull’uso didattico delle LIM. Fra riflessi e riflessioni, con l’aggiunta di qualche interazione telefonica e in rete con alcuni colleghi impegnati nei progetti ministeriali, mi sono posto le seguenti domande, che condivido con chi vorrà aiutarmi a trovare le risposte giuste, se ce ne sono. Ovviamente è chiarissimo che il mio punto di vista non è neutrale - ça va sans dire - ma quello di un produttore di contenuti digitali didattici (centinaia), disponibili e già pronti per l’uso in classe, dalle primarie, alle medie, alle superiori.
1. Quale sarà la vera ragione per la quale una struttura pubblica deputata alla formazione sull’uso didattico delle LIM (Ansas) insiste da anni a sostenere la tesi che con le LIM gli insegnanti debbano diventare autori di contenuti? Alcuni certamente lo potranno anche essere, opportunamente qualificati e motivati, anche da un punto di vista economico, direi, visto il tempo e l’impegno che richiede la creazione di oggetti didattici multimediali. Ma perché *tutti*? Attenzione, chiarisco: non mi sfugge affatto la circostanza che nel formato digitale la distinzione fra autore e lettore/fruitore si sfuma significativamente. Però so anche che una cosa è modificare, integrare, aggiungere, togliere, ristrutturare un contenuto, totalmente altra è crearlo da zero. Allora quale sarà la ragione per cui Ansas fa formazione all’uso didattico di Lavagne Interattive Multimediali rigorosamente prive di contenuti disciplinari? Interessa solo lo strumento tecnologico vuoto? E come si fa simulare una lezione di matematica o di scienze o di inglese con una LIM senza trattare un argomento di matematica, di scienze o di inglese?
2. Perché molti insegnanti, da anni e anni attivi nel settore delle tecnologie didattiche (come il collega con cui ho parlato al telefono ieri) ritengono rigorosamente alternativo usare con le LIM contenuti didattici editoriali e fare esperienze di autorproduzione? Non è che invece si imparerebbe meglio a creare autonomamente contenuti usando in classe quelli che già ci sono e verificandone la validità, rilevandone i limiti e i possibili interventi migliorativi? Perché queste poco laiche guerre di religione, di stampo integralista, contro i contenuti che già ci sono? Ha qualche senso inventare ogni volta la ruota o l’acqua calda? D’altra parte, come commentare le ragioni di un pur bravo docente specialista e responsabile di una rete di 16 scuole del Progetto di Innovascuola a cui chiedo perché non vogliano adottare i nostri contenuti nuovissimo per le primarie, che mi dice che non sa giudicarli perché, pur avendo ricevuto il nostro DVD con una ventina di esempi, non li ha nemmeno visti (sic!)? E cosa dire a tutte le decine di persone che hanno lavorato per Garamond, in gran parte insegnanti, che il loro lavoro rischia di non ottenere ricavi pur essendoci presso quelle reti di scuole decine e centinaia di migliaia di Euro inutilizzati per i contenuti, che torneranno indietro per ragioni misteriosissime e comunque non attinenti la qualità del lavoro di chi vi si è dedicato?
3. Perché il MIUR e l’ANSAS investono decine di milioni di Euro in acquisto di LIM, distribuite a pioggia sulle scuole italiane, che poi magari le lasciano imballate, o solo appese ma spente, oppure vuote? Ma non sospettano che gli insegnanti medi (quelli che mediamente stanno nella scuola da 15 o venti anni intendo) si renderebbero conto della validità e dell’impatto dello strumento se anziché mostrar loro l’oggetto e le sue tecniche d’uso, si partisse facendogli vedere esattamente la lezione di italiano, di scienze, di inglese o musica che dovranno fare domattina alla seconda ora in terza C? Basta andare in una scuola qualsiasi, radunare una ventina di docenti (medi, non quelli esperti che da venti anni usano le tecnologie) e vedere l’effetto che fa effettuare una demo delle fuinzioni di una LIM e la presentazione di un contenuto didattico disciplinare specifico, usando una LIM: due reazioni completamente diverse e lascio immaginare quale sia la più motivata ed entusiasta (il più delle volte).
4. Non sarà che il motivo vero è che in Italia a fare contenuti didattici digitali per la scuola sono in pochissimi (forse solo Garamond e qualche altro) e che questi pochissimi stanno sullo stomaco all’AIE e ai suoi capifamiglia, e che le caratteristiche di questi pochissimi sono tali che non ci sono vantaggi nell’incentivare il loro lavoro, perché sono aziende piccole, che non assumono figli o nipoti o amiche, e non praticano alcuna forma di corruzione?
Noi non molliamo, nonostante tutto, però ci sentiamo un tantino isolati e non siamo certi che le ragioni di tale isolamento siano tutte fondate…
Agostino Quadrino

6 Febbraio 2011 at 21:50
Non ha senso, oggi per l’Italia, spendere decine di milioni di euro in LIM. Meglio sarebbe investire 1/10 o meno utilizzando LIM a basso costo http://www.wiild.it