Appello per contenuti didattici digitali
Pubblicato il 22 Febbraio 2010 da Agostino Quadrino in Appunti |Carissimo/a utente di Garamond,
stavolta ti scrivo per condividere insieme, anche nella discussione aperta online sul nostro Blog, alcune valutazioni sulla conduzione dei progetti ministeriali di innovazione.
Mi scuso in anticipo per la lunghezza di questa mia “lettera aperta” o “appello” ai docenti e ai dirigenti che ci seguono da molti anni, ma confido nella tua disponibilita’ a dare un po’ della tua attenzione ad una questione che per noi e’ di vitale importanza.
Lo spunto e’ offerto da un’indicazione data (solo a voce) ai dirigenti delle 156 scuole medie selezionate per il Progetto “Cl@ssi 2.0” per la gestione dei fondi che ciascuna scuola ha a disposizione per l’attuazione di tale Progetto, ovvero ben 30 mila euro: secondo tale indicazione, nulla (?!?) di tali fondi potrebbe essere impiegato per l’acquisto di contenuti didattici digitali (learning object e ebook) prodotti da editori come Garamond o altri.
Da quanto ci riferiscono i dirigenti con cui siamo in contatto e che hanno partecipato all’incontro nazionale svoltosi a Roma lo scorso 18 febbraio, l’indicazione e’ stata ribadita da alcune dirigenti responsabili del Ministero delle Pubblica Istruzione, contraddicendo peraltro quanto affermato dal Capo Dipartimento, dott. Giovanni Biondi nella sessione assembleare dell’incontro, e soprattutto quanto esplicitamente previsto dal Bando del progetto emanato il 27.4.2009, che lascia alle singole scuole la libera ed autonoma scelta di quale progetto realizzare e di come di conseguenza impiegare i fondi disponibili, fatto salvo quanto esplicitamente escluso ovvero “le spese per le dotazioni elettriche, la connettività, il materiale di facile consumo, la formazione e tutti i servizi non esplicitamente previsti nelle forniture” (nessun cenno ai contenuti didattici digitali).
Come certamente saprai, Garamond sta incentrando gran parte della sua recente attivita’ proprio nella progettazione e produzione di contenuti didattici digitali, sotto forma di un ampio catalogo di learning object (LO) per tutte le materie per la scuola primaria (85 LO) , per la secondaria di primo grado (148 LO) e per le superiori (420 LO), oltre che di ebook di testo (8 per la scuola secondaria di primo grado e 34 per le superiori).
Tutta la produzione di Garamond, come e’ noto, e’ frutto di un ampio lavoro di gruppo collaborativo che vede impegnati prima di tutto gli insegnanti, in qualita’ di autori, consulenti e coordinatori disciplinari (decine e decine di colleghi), oltre naturalmente a molti altri collaboratori (coordinatori editoriali e redazionali, progettisti, grafici, illustratori, programmatori, sviluppatori ecc.).
Ebbene, come responsabile di tale progetto editoriale e referente del lavoro di tanti seri professionisti (docenti e non) non riesco a rassegnarmi a dire a tutte queste persone che il loro lavoro non ha futuro; non riesco a capacitarmi di come il principale soggetto amministrativo del settore istruzione, ovvero il Ministero, nella realizzazione di un progetto di innovazione significativamente intitolato “Cl@ssi 2.0” fornisca alle scuole ampi fondi per dotarsi di computer, lavagne interattive ed ogni altro strumento hardware, e impedisca l’acquisto di quello che dovrebbe essere il centro fondante di ogni azione educativa, ovvero il contenuto di studio delle varie materie, nei nuovi formati digitali, il cui valore economico - nel nostro caso - e’ al massimo il 10% dell’intera dotazione finanziaria disponibile per ogni scuola del Progetto.
Come e’ possibile, mi chiedo, che si intenda penalizzare proprio chi sta investendo in nuove forme di editoria scolastica ed in innovativi formati di contenuto da sperimentare nel vivo della didattica, dando senso alla presenza di computer e lavagne interattive nelle classi, altrimenti destinate ad essere contenitori aggiornatissimi, ma vuoti e quindi inutili?
Si parla spesso della capacita’ che gli insegnanti dovrebbero sviluppare per “autoprodurre” contenuti”: ottimo suggerimento (Garamond fra l’altro ha anche sviluppato “Assist” un editor di rete per realizzare LO compatibili con gli standard internazionali), ma chi ha detto che le due cose siano alternative? Se non si parte da un’esperienza di didattica innovativa in classe usando da subito i contenuti disponibili (di Garamond o di qualsiasi altro editore, ovviamente), come potrebbero realizzare contenuti digitali gli insegnanti partendo da zero?
E ancora: tutti ben sappiamo quanta competenza specifica (tecnica e disciplinare), quanto impegno e quanto tempo richieda la produzione di materiali didattici strutturati. Tutto questo lavoro dovrebbe essere (come sempre…) svolto dai docenti senza alcun fondo per compensare il loro lavoro? Gratuitamente? Solo per non adottare contenuti editoriali gia’ prodotti (da insegnanti) e pronti per l’uso in aula anche nella lezione di domani?
Altra obiezione: in rete c’e’ molto materiale gratuito, si può usare quello. Certamente, ma dalle nostre ricerche fatte anche nei vari corsi che teniamo da anni sull’argomento, emerge che i materiali didattici in lingua italiana distribuiti gratuitamente online sono pochissimi, non strutturati coerentemente con i programmi di studio e spesso molto parziali nella copertura dell’argomento trattato. In ogni caso, molto raramente hanno la caratteristica dei nostri LO della accessibilita’, che non discrimina gli alunni diversamente abili o dei nostri Ebook che equivalgono ad un oragnico e completo libro di testo.
All’estero in questi anni le societa’ simili a Garamond si sono sviluppate in modo esponenziale, anche in paesi di economie non di punta come Polonia, Romania, Portogallo, Irlanda ecc. Ora, noi non puntiamo ad ottenere “commesse di Stato” o vincere gare per le quali possiamo passare da 4 a 100 dipendenti (come pure potrebbe essere forse vantaggioso per l’intero sistema e non solo per noi…): intendiamo solo chiedere di poter continuare a fare il nostro onesto lavoro senza che proprio il Ministero dell’Istruzione escluda “a priori” il prodotto del lavoro di tante persone per tanto tempo, ovvero nuovi contenuti didattici coerenti con le abitudini di lettura e di studio dei ragazzi attuali, in un contesto di libera concorrenza.
Vorremmo solo che a determinare il successo o il fallimento delle nostre iniziative fossero gli insegnanti, gli studenti, i dirigenti, sulla base del valore della nostra offerta, confrontata con quella di tutti coloro che credono a questa nuova linea di produzione editoriale e che hanno analoghi prodotti da offrire. Non vorremmo mai dover rinunciare al nostro lavoro, con tutte le difficolta’ che esso comporta per una struttura di piccole dimensioni come la nostra, per il paradossale motivo che chi presiede all’innovazione nella scuola e finanzia le azioni per sostenerla prescriva acquisti di macchine e attrezzature vuote o di software pensato magari per l’ufficio, escludendo ciò che invece e’ stato pensato e realizzato per la scuola, per l’educazione e per la crescita culturale delle giovani generazioni, che nessuno vorrebbe che usassero i computer solo per le chat, per intrattenersi sui social network o per copiare voci di enciclopedie online.
Ecco dunque il perche’ di un “appello” come questo, che avra’ tanto piu’ valore quanto piu’ sara’ sostentuto da una larga base di consenso, che ti invito percio’ ad esprimere, se ne condividi i contenuti, nel modulo online del nostro sito web.
Ti saro’ grato anche di un tuo contributo alla discussione pubblica sul nostro blog e in tutte le altre occasioni che riterrai utili e opportune.
Agostino Quadrino

22 Febbraio 2010 at 17:25
Faccio parte del Team che ha lavorato (anzi, sta lavorando) alla realizzazione del nuovo catalogo di LO Garamond con impegno, passione e molta professionalità.
Per il futuro di professionisti (come me) impegnati nel settore, per il futuro di aziende che puntano sull’innovazione e per il futuro della Scuola italiana (in generale), sottoscrivo e condivido in pieno l’appello del Direttore, sia perché ritengo che le “regole del gioco” non possano essere cambiate in corsa (impedendo di partecipare a chi ha deciso di investire), sia perché lo stop all’acquisto dei contenuti editoriali in un progetto di innovazione intitolato “Cl@ssi 2.0” mi sembra davvero privo di senso.
Paola
23 Febbraio 2010 at 19:38
E’ tutto verissimo, ero anche io all’incontro e Biondi ha ribadito quanto poi la mia preside mi ha detto la ministeriale abbia disconfermato.
L’acquisto di LO è indispensabile, solo l’hardware è troppo poco per un progetto così e per i fondi (pochissimi) che le scuole hanno a disposizione. oltre ai LO è fondamentale anche poter acquistare gli arredi
Tania
24 Febbraio 2010 at 09:13
Non posso non associarmi all’appello lanciato dal Direttore e non solo perché impegnato in prima linea nella produzione di contenuti didattici multimediali ma perché sono fermamente convinto che queste “manovre ostruzionistiche” abbiano il solo scopo di ritardare quello che è un processo innovativo fondamentale e imprescindibile per la scuola italiana. La domanda è perché?
Claudio
24 Febbraio 2010 at 13:34
Sono una docente d’inglese eppoi preside in pensione. Ma ho sempre accolto con entusiasmo i rinnovamenti nella didattica,soprattutto con l’avvento delle nuove tecnologie. Siccome ho lavorato con qs. ultime per 30 anni. Devo dire che il problema , di non poter acquistare materieli didattici(software) nelle scuole, pur avendo installazioni di hardware nuovissimi(che quasi sempre eranosottousate),è sempre stato presente, a causa della cecità del ns. MPI. Non si può ascoltare musica senza audio-c,dischi,CD etc ,anche avendo tutti i media? o no!!
11 Giugno 2010 at 03:01
I propose not to hold off until you earn enough amount of money to order goods! You can take the loan or bank loan and feel yourself fine