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Ma quanto si spende in Italia per l’istruzione?

Lunedì, Ottobre 27th, 2008

In questi giorni di acceso dibattito sui temi dell’istruzione, della scuola pubblica e della spesa che essa comporta per le casse dello Stato, riteniamo di fare cosa utile fornendo alcune cifre, in modo che la discussione possa avere un riferimento quantitativo concreto e rigoroso, al di là delle contrapposizioni pregiudiziali e ideologiche. Si sono infatti sentite e lette cifre molto diverse sulla spesa nazionale per l’istruzione, spesso senza alcun riferimento certo e attendibile.

Le fonti a cui abbiamo attinto sono diverse, e sul nostro sito web le riportiamo con completezza, indicando anche i link alle risorse di rete presso le quali sono direttamente accessibili i documenti disponibili sul tema. In particolare abbiamo consultato l’ultimo rapporto internazionale dell’OCSE sull’istruzione, “Education at a Glance“, pubblicato nello scorso settembre 2008.

Come risulta evidente, su tali parametri oggettivi l’Italia risulta in posizione di notevole ritardo rispetto alla media, collocandosi in verità agli ultimi posti nelle graduatorie internazionali.

Sul tema della spesa in istruzione sono disponibili anche altre ricerche, nazionali e internazionali, consultabili online (Censis, Rivista Tuttoscuola, gli stessi dati forniti dal Ministero dell’Istruzione) che attestano gli stessi elementi quantitativi non confortanti per il presente e soprattutto per il futuro del nostro paese e delle giovani generazioni.

Non sarebbe dunque il momento di invertire tale tendenza di sottrazione di risorse al sistema dell’istruzione, guardando seriamente al futuro delle giovani generazioni che richiede più formazione, più conoscenza e più saperi per stare al passo con i coetanei degli altri paesi che stanno investendo sempre di più in educazione? Possibile che nessuna parte politica, al di là del surreale dibattito fra chi vuole a tutti i costi restaurare il passato e chi vuole a tutti i costi conservare l’esistente, non ponga con serietà il problema di quale futuro professionale e civile toccherà a chi oggi è a scuola o all’università se continuiamo ad essere gli ultimi nelle graduatorie di investimento in formazione? Possibile che - di fronte ai preoccupanti dati internazionali - la contrapposizione debba essere fra chi vuole mantenere le cose come stanno e chi vuole spendere ancora di meno?

E’ di tutta evidenza che i dati quantitativi non dicono nulla sul versante qualitativo, su cui non c’è dubbio che sia necessario intervenire, visti i risultati che il sistema istruzione produce. Ma non basta il buon senso a capire che per ottenere risultati migliori, il punto di partenza non può consistere nel ridurre ulteriormente la spesa, già di gran lunga inferiore rispetto a quella di tutti gli altri paesi?

Si può costituire un movimento indipendente per la scuola e la formazione, che si faccia trasversalmente promotore di iniziative volte ad aumentare l’investimento dello stato italiano in istruzione, introducendo elementi forti di innovazione, razionalizzazione e riqualificazione del sistema della formazione, capace di proporre un progetto serio e radicale di riforma e modernizzazione della scuola e dell’università, adeguandolo alle offerte formative dei paesi più avanzati?