Scuola: è possibile guardare avanti?
Pubblicato il 11 Settembre 2008 da Agostino Quadrino in Appunti |Il dibattito sulla scuola si sta svolgendo in questi giorni in un surreale e serrato confronto fra chi vuole restaurare modelli e formule di trenta, sessanta o cento anni fa e chi vuole mantenere inalterato l’esistente, senza cambiare nulla di un sistema che scontenta tutti: genitori, alunni, dirigenti, insegnanti, politici, pedagogisti e chiunque altri si interessi a vario titolo di istruzione in Italia.
In questa fiera battaglia da paese in evidente decadenza, in questo inedito dibattito fra restauratori e conservatori, sembra che nessuno si ponga più in una prospettiva che guardi al futuro: da nessuna parte si osa avanzare un progetto, un’idea di quello che si potrebbe fare per cambiare ciò che non funziona più, avendo una visione coerente con la società attuale e con i suoi possibili sviluppi di domani, considerando quanto di buono si fa fuori dal nostro cortile nazionale e quali modelli di eccellenza possono essere adottati per evitare il declino a cui sembrano doversi rassegnare le nuove generazioni, di cui oramai si occupano seriamente solo i pubblicitari…
E allora – ci siamo chiesti qui in Garamond – cosa possiamo fare noi, con le nostre modeste risorse e dal nostro punto di osservazione e azione?
Possiamo lanciare una proposta. Eccola.
Riguarda i libri di testo, o meglio, gli strumenti e i contenuti dello studio scolastico. Noi pensiamo infatti che siano maturi i tempi per un cambiamento di sistema. I più pronti a tale cambiamento sono sicuramente i ragazzi, quotidianamente immersi in un continuo flusso di comunicazioni digitali di cui sono fruitori e autori in mille modi diversi.
La proposta consiste nell’introdurre l’adozione di contenuti digitali come “libri di testo”, sotto forma di E-Book, Podcast, Learning Object, Giochi interattivi, Video ecc.
Non solo: nella nostra ipotesi i contenuti didattici digitali potrebbero anche essere gratuiti per insegnanti e studenti, quindi non comportare nessuna spesa per le famiglie, e nel contempo salvaguardare il diritto alla giusta remunerazione del lavoro di autori ed editori, o almeno quelli capaci di abbandonare battaglie di retroguardia e ripensare il proprio ruolo nella società digitale.
Il modello economico nel dettaglio è proposto nel sito di Garamond, e qui è aperta la discussione per tutti coloro che volessero commentare la nostra iniziativa, che comunque intendiamo sottoporre presto all’attenzione di istituzioni, associazioni e organismi rappresentativi delle diverse parti in causa.
Naturalmente, tanto maggiore sarà il consenso che eventualmente fossimo in grado di raccogliere, tanto più la proposta potrebbe assumere un peso tale da poter diventare oggetto di attenzione ai livelli di decisione che contano, indipendentemente da schieramenti, pregiudizi e interessi corporativi.
Se dunque l’ipotesi risultasse valida per i nostri utenti, potremmo partire con una raccolta di firme (per ora è possibile aderire online) e ogni altra iniziativa che fosse utile ad affermare una linea di rinnovamento forte e sostenibile di cui molti di noi sentono il bisogno come insegnanti, come genitori e anche semplicemente come cittadini.

11 Settembre 2008 at 18:01
L’iniziativa mi sembra moolto interessante!
Lo dico da padre di un ragazzo dislessico che troverebbe facilitato il suo percorso scolastico potendo accedere alla lettura dei libri in formato digitale per mezzo di una sintesi vocale. Immagino che tale giovamento possa esserci anche per i non vedenti o ipovedenti.
Sono anche insegnante da 25 anni e vedo ogni innovazione come un progresso: utilizzo il computer a scuola da 20 anni e devo dire che ho dovuto lottare parecchio per farlo accettare dai miei colleghi.
I ragazzi naturalmente lo hanno subito apprezzato, non come sostituto dell’insegnante, ma come ausilio alla didattica.
Il libro digitale, la lavagna multimediale, ecc non sostituiranno mai l’azione educativa e formativa dell’insegnante ma lo aiuteranno nel suo lavoro.
Colgo l’occasione per dare due link che mi sembrano importanti: www.dislessia.org/forum dove troverete una comunità molto interessante di genitori, dislessici adulti e non, tecnici sanitari ed insegnanti; http://www.petitiononline.com/amicar01/petition.html per firmare la petizione che vuol sollecitare l’approvazione del disegno di legge che riconosce la dislessia nelle nostre scuole.
Un grazie e un saluto
Attilio Milo-insegnante-genitore-formatore Associazione Italiana Dislessia
12 Settembre 2008 at 00:09
Grazie Attilio, altre persone attente come te ai problemi della dislessia ci hanno dato indicazioni preziose per redigere E-Book in modo tale da facilitarne la fruizione per gli studenti dislessici. E’ un altro dei vantaggi dell’uso di contenuti didattici in formato digitale.
12 Settembre 2008 at 07:50
Credo che quest’iniziativa sia veramente molto interessante, anzi, interessantissima!
Insegno da soli quattro anni ma mi sono bastati per rendermi conto che gli studenti di oggi non riescono a concentrarsi davanti al cartaceo ma, quando accendo il semplice stereo per far ascoltar loro un semplice cd audio, impongono il silenzio loro stesso ai loro compagni più chiacchieroni. E solo per un cd! Figuriamoci se avessero di fronte a loro un pc con dei libri digitali interattivi, magari, insomma, sarebbero concentrati e contenti cosa che abbasserebbe notevolmente il filtro affettivo permettendo loro di apprendere una percentuale maggiore, se non totale degli input ricevuti.
Spero che si possa far qualcosa presto in questo senso, spero anche che la nostra ministra riesca ad aprire i suoi occhietti appiccicosi chiusi come quelli di un micetto appena nato che, sì, è carino ma è anche totalmente CIECO e non riesce a vedere la vera realtà che lo circonda.
Vi prego di tenermi aggiornata al riguardo.
Anna Irene Faraoni
12 Settembre 2008 at 08:25
La proposta è certo interessante, ma sarebbe bello vedere anche un po’ di numeri per capire quali importi sarebbero ritenuti una equa remunerazione per i diversi soggetti.
Quanto costa la creazione del servizio che indicate e chi paga?
Chi garantirà il rispetto delle norme sul diritto d’autore?
Come si concilia tale proposta con l’art. 5 del DL 137/2008 sul blocco per 5 anni delle adozioni?
Quanto costa stampare in casa quanto scaricato gratis?
Quanto vale l’1% sui pc, ecc. visto che lo pagano tutti e non solo chi li userà per studiare?
Grazie.
12 Settembre 2008 at 08:42
Sono d’accordo con la vostra iniziativa che ha oltretutto il pregio di essere rispettosa dell’ambiente risparmiando il costo di produzione dei libri (carta soprattutto, ma anche inchiostro).
Per non parlare del risparmio di tempo e di costo del trasporto che genitori e figli devono ogni anno affrontare per cercare i libri, siano essi nuovi o usati. Ci si collegherebbe al sito preposto scaricando i libri. Meraviglioso!
Mi chiedo: che ne sarà del concetto l’ibro usato’? Potrà trasformarsi in licenza usata? Oppure possiamo ipotizzare che il contenuto digitale non si consumi e, se non cambiano i contenuti, potrà essere trasmesso, senza costi aggiuntivi, agli studenti degli anni scolastici successivi, passando al concetto di ‘licenza trasmessa’?
Ancora: che ne sarà di tutte quelle persone che oggi lavorano nel settore della stampa dei libri scolastici?
Non voglio condividere con voi le domande che faccio a me stessa per trovare punti deboli nel modello economico proposto dalla Garamond. Trovo semplicemente che l’innovazione di contenuti scolastici digitali trova delle resistenze per motivi economici e ho paura che siano resistenze troppo forti.
Qualche tempo fa ho comprato per me stessa un Nintendo DS per utilizzare il brain training e l’allenamento all’inglese. L’ho trovato geniale e non capisco come mai ancora nessuno abbia pensato a quanto possa essere utile per la scuola. Penso ai disgrafici (mio figlio dislessico ha faticato tanto, e noi con lui, per riuscire a scrivere e a leggere con facilità). Penso alla felicità che un bambino disgrafico può provare quando scrive un numero sul pad, magari un po’ storto e tremolante, e il computer lo trasforma in un numero scritto bene, uguale per tutti. E quanti contenuti scolastici potrebbero essere studiati con meno noia e più motivazione?
La resistenza al cambiamento, secondo me, non è solo economica ma anche culturale. E non è estranea neanche una certa gestione di ‘poteri’.
Spero che la proposta della Garamond abbia un seguito, per non dover aspettare che i cambiamenti li facciano i nostri figli per i nostri nipoti … se siamo fortunati!
12 Settembre 2008 at 08:54
Parlo da genitore che proprio ieri sera ha fatto la fila in un mercatino di libri usati, sfiorando diverse pile alte e lunghe di libri destinati al macero (vittime delle nuove edizioni).
Considerata che la spesa per l’acquisto dei libri di un solo anno forse basterebbe per comprare un computer
e tenendo presente la flessibilià e le potenzialità del sisitema penso che l’idea sia veramente buona per alcuni e cattiva per altri.
Ovvviamente per alcuni libri di lettura il discorso è diverso.
Grazie.
12 Settembre 2008 at 14:11
in un momento di forte amarezza per quel che sono i bliz molto poco democratici come l’ultimo decreto della nostra ministra, questa proposta mi pare davvero da coltivare!
anche io come insegnante mi trovo a stretto contatto con i problemi dei dislessici e so per esperienza che le nuove tecnologie sono fondamentali per loro. nello stesso modo, penso che se i testi in uso fossero digitali, si ridurrebbe praticamente a zero il problema delle cartelle troppo pesanti, si potrebbero stampare solo le parti che veramente si usano (tremo a pensare quanti libri le mie figlie hanno acquistato nelle medie e nelle superiori e sono rimasti intonsi! e destinati al macero perchè sostituiti l’anno successivo!)
se si trovasse il modo per far capire ai signori del ministero che una vera riforma democratica dovrebbe dare ascolto a chi nella scuola veramente si lavora, magari con entusiasmo da anni e si è sempre tenuto aggiornato, tanti guai non succederebbero
penso alla scuola elementare, dove lavoro per scelta (avrei potuto fare un passaggio di ruolo) e ho visto l’evoluzione e l’aumentare di professionalità anche attraverso la specializzazione discipinare e gli aggiornamenti relativi; adesso vogliono buttare tutto? pura follia!
13 Settembre 2008 at 15:39
Il problema resta cmq anche se cambia direzione.
Lavoro in una scuola dove i computer funzionanti sono pochi e dove il rapporto computer alunno è 1 a 10, per non parlare di quanti insengnati ancora non hanno dimistichezza nemmeno con la posta elettronica.
E’ un progetto valido, ma di difficile attuazione.
13 Settembre 2008 at 19:04
Si scrive:
—
La seguente proposta si inquadra nel contesto normativo recentemente definito (Legge 6.8.2008, n. 133, art. 15, comma 2) che introduce nelle scuole l’obbligo di adozione di contenuti didattici online scaricabili da internet come libri di testo.
—
Ma io aggiungerei anche i riferimenti all’Art. 5 L. 4/2004 - Accessibilità degli strumenti didattici e formativi (http://www.pubbliaccesso.it/normative/legge_20040109_n4.htm) e al DECRETO 30 aprile 2008 - Regole tecniche disciplinanti l’accessibilita’ agli strumenti didattici e formativi a favore degli alunni disabili (http://www.pubbliaccesso.gov.it/normative/DM300408.htm).
Esistono anche degli accordi quadro.
Forse e’ venuto il momento di fare sul serio.
- (http://www.aiditalia.org/it/editori_disponibili.html)
- (http://www.bibciechi.it/accordo.rtf)
14 Settembre 2008 at 19:03
Favorevole.
Da consulente del settore aggiungo alcuni altri vantaggi dal punto di vista tecnico-scientifico e pedagogico tutti e ognuno migliorativi del rapporto qualità/costo dei contenuti per le famiglie: contenuti SCALABILI (accrescibili/riducibili progressivamente), JUST-IN-CASE (da acquistarsi solo se servono), INDIVIDUALIZZABILI (si acquista solo l’UD che serve, o quella coerente col proprio stile di apprendimento), AGGIORNABILI (l’aggiornamento dei contenuti per le discipline rapidamente obsolescenti sarebbe risolto dalla centralizzazione dei contenuti) e CONVERGENTI (con altre tecnologie: TV_DIGITALE; TELEFONIA, ecc.).
Il modello gestionale ed economico proposto lascia invece trasparire qualche perplessità già emersa nel più ampio novero dell’Editoria digitale (rispetto al DRM o al Open Access) o originale (rispetto al contesto industriale ed amministrativo di riferimento: mondo e amministrazione scolastica + sistema autori + sistema editori).
Nella norma ministeriale del recente agosto si parla inoltre di definire IL FORMATO DIGITALE a cui attenersi. Ciò evidentemente è un aspetto decisivo che impatta in via principale sul modello di business/economico realizzabile e sulla sostenibilità e tempestica di effettiva attuazione del progetto.
15 Settembre 2008 at 18:45
sono totalmente d’accordo …
personalmente penso che il cartaceo stia per morire …
… e forse , mi rendo conto che può apparire una eresia, dopo millenni di “storia” la scrittura morirà , sostituita dai media digitali … ci sarà il ritorno della parola, come avveniva prima di Omero, solo che i supporti saranno gli I-pod o i suoi nipoti … la parola è naturale per l’uomo, la scrittura invece è una invenzione dell’uomo e può essere codificata e decodificata solo dopo anni di apprendimento … e le nuove generazioni forse lo hanno già capito inconsciamente …
17 Settembre 2008 at 11:51
Salve a tutti.
Per lavoro mi trovo sia a dover studiare/aggiornarmi spesso, sia ad utilizzare il computer a livello professionale.
La proposta può essere interessante, ma vediamo punto per punto:
PROBLEMI VARI
Credo che la vostra proposta sia molto interessante per ragazzi che presentano problemi quali la dislessia (non a caso una altissima percentuale dei commenti è postata da genitori/insegnanti con figli/studenti con questo problema o simili). In questo caso credo che le tecnologie possano essere di vero aiuto.
COSTI PER LE FAMIGLIE
Per quanto riguarda le spese da parte delle famiglie, forse il vantaggio potrebbe essere sul lungo termine. In ogni caso ogni studente dovrebbe avere un computer quasi-personale con una connessione ad internet. Famiglie con più figli dovrebbero forse avere un pc a testa per ogni figlio, oppure stampare le pagine di interesse…. ma allora torniamo al vechio libro di testo (tra costo dei fogli e delle cartucce della stampante il prezzo sarebbe poco meno del libro originale).
In sostanza non sono sicuro che dal punto di vista economico possa esserci una vera convenienza.
STUDIO
Negli anni ho maturato la convinzione che lo studio può essere effettuato in maniera efficace e veramente “istruente” per la persona soprattutto quando viene svolto SUI LIBRI TRADIZIONALI.
Non condivido assolutamente l’opinione che il vecchio libro stia per sparire.
Studi psicologici mostrano che la soglia di attenzione sia meno lunga quando si guarda uno schermo poiché la posizione verticale (dello schermo) no naiuta la concentrazione.
Inoltre avete mai provato a studiare su uno schermo, a cercare su wikipedia o a reperire informazioni online? Dopo poco tempo ci si disperde in un mare di colegamenti e links paralleli… perdendo quasi il filo del proprio ragionamento.
In sostanza i ragazzi dovrebbero essere istruiti ad utilizzare il computer, e vi assicuro, per la breve esperienza che ho avuto, che NON E’ ASSOLUTAMENTE VERO CHE I RAGAZZI SANNO USARE IL COMPUTER IN MANIERA EFFICACE E MATURA. Sono veloci e capiscono in tempi infinatamente più rapidi di noi. Ma questo non significa saper usare con maturita, è solo quello che in genere viene detto “smanettare”.
Anche le mie, tuttavia, sono opinioni.
In conclusione direi che per capire se veramente una proposta in tal senso possa essere praticabile e utile si dovrebbero consultare le seguenti figure:
I RAGAZZI per vedere se a loro piace l’idea
GLI INSEGNANTI per capire se sono in grado di insegnare con supporti informatici e se pensano possa essere utile per i ragazzi
PSICOLOGI per capire scientificamente la vera efficacia dello studio elettronico
TECNICI DELL’INFORMATICA per sentire i loro pareri in merito
Personalmente ritengo che lo studio sequenziale sui libri (e non ipertestuale), con la possibilità di sottolineare, scrivere, sia la maniera migliore per studiare capendo ciò che si studia, e per metabolizzare con creatività i contenuti…
Credo che gli eBook possano essere comunque un valido supporto, che dovrebbero essere allegati come CD ai libri, perché presentano evidentemente innumerevoli vantaggi (funzioni di ricerca, copia parziale del testo, eventuali spazi interattivi etc.) per materie particolari, forse quelle più tecniche, o come già detto per ragazzi con problemi particolari.
Ma il libro, nella sua completezza, con la possibilità di sfogliare le pagine, avere un’informazione presente materialmente (non files che spesso vanno dispersi nei meandri dei nostri hard disk), è insostituibile.
19 Settembre 2008 at 18:16
L’idea è ottima e ho già dato la mia adesione. Personalmente penso che il libro di testo dovrebbe essere eliminato per sostituirlo con ,,, i libri, quelli veri, fatti da veri autori, non da compilatori.
Come tecnologia la migliore mi sembra il lettore di e-book a inchiostro elettronico. Ora costa € 600, ma se passasse questa proposta arriverebbe a 60 o giù di lì.
Mi piacerebbe infine che i materiali fossero open o creative commons, in modo che ogni insegnante, professore universitario o anche studente possa contribuire a migliorarli, in puro spirito wikinomics.
IN BOCCA AL LUPO!
20 Settembre 2008 at 10:00
Sono un’insegnante, che vede con molto interesse la vostra iniziativa. Mi piace la proposta di avere dei libri con contenuto personalizzabile e soprattutto la possibilità di poter scarica unità didattiche interessanti da diversi autori di diverse case editrici. Aggiungo una segnalazione, quest’anno abbiamo acquistato un testo multimediale di scienze sperimentali che sicuramente conoscerete della casa editrice “Le libellule” http://www.lelibellule.it. Secondo me molto interessante, perchè al libro cartaceo, ridotto all’essenziale si affianca il libro da utilizzare on line, con approfoindimenti, filmati, link. Ma non finisce qui, perchè c’è anche uno spazio interattivo gestito dall’insegnante: una piattaforma Moodle, con verifiche a correzione automatica e tutti gli strumenti per potenziare lo spazio interattivo a discrezione del docente e delle classi. Vi suggerisco di prendere in considerazione anche questa idea, perchè la trovo semplicemente entusiasmante!
20 Settembre 2008 at 11:00
Invito alla moderazione:
1. prodotti gettati gratis sul mercato valgono nulla (con buona pace dei genitori felici di risparmiare 300 euro all’anno di libri e non il doppio in sigarette !!!!!!)
2. pensate che autori e editori pongano gratis o quasi in rete opere che non siano ciarpame?????? Desiderate davvero diventare distributori di ciarpame o addirittura produrlo in proprio??????
3. Vi siete mai chiesti perché un libro bianco e nero di 150 pagine (un romanzo) abbia un prezzo di 15 euro e un libro di testo tutto a colori, con migliaia di foto e 300 pagine ne costi 23 di euro, ossia pochi in più????
Ditemi il nome del sagace economista che presso di voi ha rinnovato l’economia come l’umanità l’ha pensata fino a oggi perché vorrei conoscerlo di persona……..
4. E la legge sul rispetto del diritto d’autore???? Lo sapete che solo nella Cina comunista non si rispetta il diritto d’autore e infatti i cinesi copiano da tutti….. E voi da chi pensate di scopiazzare????????
5. Lo sapete che la vita di un protto informatico (un CD, un hard disk ) è 5 anni ( i più ottimisti dicono 10). Lo sanno bene i direttori dei musei che hanno informatizzato le immagini (dipinti, opere varie) e ogni 5 anni devono rifare tutto l’archivio perché i dati nei cd si perdono. Ho letto nei vostri blog che qualcuno parla della morte del cartaceo. I libri e persino i manoscritti vivono da secoli: un CD dopo 5 anni è avariato. Perchè ospitate commenti tanto incompetenti?????
22 Settembre 2008 at 13:35
Gentile Lorenzo,
solo una precisazione di metodo: nel nostro Blog, proprio perché è tale e dunque sede di dibattito libero e pubblico, ospitiamo tutti i commenti, ad esclusione solo di quelli irrispettosi delle leggi, delle persone e della buona educazione. Se volessimo fare un filtro di ciò che a nostro giudizio rientrasse in un canone di competenza o di contiguita’ con il nostro punto di vista avremmo dovuto estromettere anche il tuo, cosa che ci guardiamo bene dal fare.
Sulla presunta nostra volonta’ di distribuire materiale di scarsa qualità, riciclato o addiritura copiato non spendo troppe parole: a parlare per Garamond sono circa venti anni di attività editoriale e decine di migliaia di utenti, clienti, fornitori e amici che conoscono bene noi e il nostro stile.
23 Settembre 2008 at 22:34
Complimenti! Ho postato qualche commento qui:
http://www.librishop.it/aree/?p=103
29 Settembre 2008 at 07:47
E’ chiaro che i contenuti digitali non decollano non solo per motivi culturali, ma, tra gli altri, anche per una mancanza di conoscenza del diritto d’autore, ed on-line si trova un po’ di tutto.
Ben venga un’iniziativa del genere, ma non mi pare che innovi la disciplina vigente sul punto che, comunque, è applicabile al cartaceo ed ai contenuti digitali allo stesso modo.
In particolare, ciò che è indicato al punto n. 1) sarebbe un contratto di edizione già disciplinato da normativa ad hoc; se l’autore pubblica autonomamente deve fatturare direttamente alla società che gestisce il marketplace.
Il vero punto debole dei contenuti digitali è l’impossibilità di controllarne la duplicazione. Nel mondo reale esistono invece norme specifiche per la reprografia. A tal proposito quel che è inserito nella clausola n. 3 (generazione da parte del sistema dei dati per la fatturazione) consentirebbe di remunerare gli autori a prescindere dalla eventuale duplicazione fatta dagli studenti abusivamente.
Per quanto riguarda il punto n. 4 ho delle perplessità, sia perchè, in definitiva, si scarica comunque il maggior costo hardware sulle famiglie, ultimo anello della catena commerciale, sia, infine, perchè si ribellerebbe giustamente il relativo settore.
Comunque è giusto suscitare un dibattito.
Sono pienamente d’accordo con Lorenzo: “1. prodotti gettati gratis sul mercato valgono nulla (con buona pace dei genitori felici di risparmiare 300 euro all’anno di libri e non il doppio in sigarette !!!!!!)”. Non capisco perchè i libri debbano essere gratis. Gratis per chi non può pagarli (ma spesso non si capisce perchè quello stesso alunno ha tre cellulari in tasca, motorino, etc..); perchè per un libro che ha il costo di una ricarica che dura pochi giorni si fanno tante storie! Evidentemente perchè si pensa che i soldi spesi in libri sono soldi buttati. E ritorniamo ai problemi culturali…..
3 Ottobre 2008 at 17:50
Ho letto con interesse tutti gli interventi. Condivido soprattutto quello di Daniele. Anch’io ritengo che non siamo assolutamente all’eclisse del lbro che rimane uno strumento insostituibile. Oltretutto le biblioteche, anche per i giovani, stanno diffondendosi e non contraendosi. Pur essendo una vecchia insegnante ormai prossima alla pensione, non sono affatto contraria ad un utilizzo nella scuola di strumenti digitali. Io stessa me ne avvalgo, amo i test on line, la ricerca in Internet ed ho prodotto per i miei studenti quelli che si potrebbero definire e-book (reperibili in formato pdf sul sito della scuola), ma che vengono stampati come dispense e distribuiti agli studenti in comodato (legge della Regione Friuli V.G.).
Ho verificato nella mia pratica didattica che in genere gli studenti non sono capaci di studiare a video: mi è successo di distribuire ad una classe un ipertesto su supporto digitale e gli studenti lo hanno autonomamente stampato anche se evidentemente non è questa la funzione di un ipertesto. Anche la loro presunta passione per l’on-line è tutta da verificare. Temo che spesso sia una proiezione nostra. Per anni mi sono occupata di orientamento, affrontando anche la sfida dell’orientamento on line. In tutti i questionari (on line) proposti agli studenti, tale modalità ha riscontarto un bassissimo indice di gradimento, mentre gli studenti preferivano di gran lunga attività in presenza (esperienze) come gli stage aziendali ed universitari.
Nella mia scuola si sta conducendo un progetto sperimentale di note book classe: sono evidentemente favorevole, ma non ritengo che l’on line debba sostituire integralmente i libri. I Promessi Sposi, la Divina Commedia, un buon dizionario linguistico, ad esempio, dovrebbero rimanere per la vita nella libreria di ciascuno.
Per quanto riguarda le mie materie (diritto ed economia) il discorso è alquanto diverso. Da un anno all’altro ho dovuto fare molti aggiornamenti alle dispense, mentre non mi sarebbe possibile cambiare ogni anno libro di testo. Inoltre anche i libri tradizionali vanno affiancati da strumenti digitali, magari coprodotti con gli studenti.
Su un altro versante, come alcuni hanno già rilevato, sono molto perplessa sulla gratuità. Anche il comodato non mi convince, perché ingenera l’idea che la cultura o è gratuita o non vale la pena di rinunciare ad una scheda telefonica per comprarsi un libro. Ritengo quindi che anche il costo degli e-book (sicuramente contenuto) dovrebbe essere almeno parzialmente a carico dei destinatari. Un welfare universalistico che garantisce tutto a tutti, secondo me, è possibile soltanto in Paesi con imposte fortemente progressive e minima evasione. Purtroppo non è il nostro caso.
Infine non condivido l’idea dell’imposta di scopo. Quando io ho studiato una materia allora chiamata scienza delle finanze, le imposte di scopo erano considerate incostituzionali. Adesso sono state introdotte, ma siamo sicuri che in un sistema fiscale complicato e spesso inefficiente come il nostro, dove già esistono troppi e variegati balzelli, siano una buona idea?
Apprezzo comunque l’iniziativa e l’impegno di Garamond.
5 Ottobre 2008 at 15:39
Ciao.
La mia opinione su un post sul nostro blog:
http://blog.bibienne.com/?p=162
6 Ottobre 2008 at 20:07
Sull’argomento segnalo la recente iniziativa di Bloomsbury : “Bloomsbury Publishing Launches Academic Imprint…”
http://www.bloomsburyacademic.com/news.htm
7 Ottobre 2008 at 11:51
Gentile Carla Crivello, ti ringrazio molto della segnalazione dell’iniziativa di Bloomsbury, davvero molto innovativa ed interessante. Credo infatti che l’essenziale sia proprio la volontà di cambiare sistemi e metodologie editoriali, in un contesto sociale, comunicativo e tecnologico che si sta modificando radicalmente e in tempi molto rapidi.
11 Ottobre 2008 at 07:57
Mi trovo pienamente d’accordo su quanto scritto e sulla necessità di mettersi al passo con i tempi secondo criteri di studio e nuovi modelli che siano funzionali all’apprendimento.
A tal proposito segnalo un interessante articolo scritto da danilo carboni sull’approccio mentale del sistema scolastico italiano: http://www.pnlpratica.com/blog/le-responsabilita-della-scuola-nel-processo-di-apprendimento/
Si tratta di attuare dei cambiamenti non solo di tipo tecnico/materiale ma anche e soprattutto di tipo culturale all’interno delle scuole partendo non dai discenti, ma proprio dagli insegnanti!