Pubblicità sulla TV pubblica? No grazie!

Pubblicato il 8 Gennaio 2008 da Agostino Quadrino in Appunti |

Ecco un interessante sondaggio pubblicato oggi sul sito web del Corriere della Sera che riprende una proposta del Presidente francese Sarkozy sulla soppressione totale delle pubblicità sulle reti pubbliche della televisione.

Anche se non si tratta di un tema di diretta attinenza con il mondo della scuola e dell’educazione, ritengo molto importante per chi si occupa di formazione l’apertura di un dibattito su questo argomento anche in Italia, ben sapendo tutti noi - uomini e donne di scuola - quanto la pubblicità televisiva incida sulla formazione psicologica, culturale e sociale dei nostri ragazzi.

Ti invito perciò a partecipare al sondaggio online, contando di poter aprire la discussione sul potere pervasivo e narcotizzante della pubblicità non solo sulla televisione pubblica italiana, ma anche su altri mezzi di informazione, giornali e siti web inclusi.

 

4 Responses to “Pubblicità sulla TV pubblica? No grazie!”

  1. Paoloq Says:

    Premesso che la pubblicità in televisione la guardo e mi piace e che pago il canone RAI, sono completamente favorevole alla soppressione della pubblicità dalle reti pubbliche. Tutte le trasmissioni compresi i telegiornali e quelle di pseudodenuncia sono ostaggio dei dati di ascolto che a loro volta sono “venduti” prima della messa in onda e quindi devono centrare l’obiettivo che la concessionaria ha indicato.
    Non se ne esce. L’esempio da seguire potrebbe essere quello della BBC che riesce a compensare le entrate con la produzione di programmi di qualità venduti in tutto il mondo (certamente con il vantaggio dall’essere in lingua inglese). L’Italia avrebbe comunque questa possibilità con il patrimonio archeologico, paesaggistico, musicale, museale, geografico, … artistico in generale che dispone conosciuto in ogni angolo del globo.
    Alcune trasmissioni degli anni 50 e 60 hanno avuto anche il pregio di alfabetizzare il paese sopperendo a lacune istituzionali e difficoltà logistiche. Adesso potremmo “alfabetizzare culturalmente” il nostro ed anche altri paesi con il doppio vantaggio di dare lavoro ai giovani e liberare le mani e le menti di chi lavora in una azienda di servizio pubblico.

  2. alessandro midulla Says:

    Divinizzare il mercato e i consumi e demonizzare la pubblicità è contraddittorio. Gli spot pubblicitari non sono necessariamente idioti o di cattivo gusto. La pubblicità negli ultimi decenni ha veicolato forme e stili dell’arte figurativa e del cinema contemporanei in modo molto più efficace e di massa rispetto ad altri mezzi. Spesso i creativi colti e intelligenti producono messaggi molto migliori di tanti, troppi format televisivi.
    Non è preferibile un “carosello” di spot arguti e di buon gusto a un talk show becero e idiota? Non dimentichiamo i messaggi di propaganda di comportamenti socialmente utili (chiamiamola di “pubblicità progresso”).
    Il servizio pubblico produca e proponga buoni programmi - come dice giustamente Paoloq Says nel blog - , questi attrarranno un pubblico sano di mente e di cuore, probabilmente diposto ad assistere a messaggi promozionali ben confezionati e concentrati in appositi spazi che non interrompono programmi da seguire tutti d’un fiato. Certe riviste non selezionano forse le pubblicità migliori per non esser men belle? Lo faccia anche il pubblico servizio radiotelevisivo, rinunciando soltanto ai proventi della brutta pubblicità, che rompe e interrompe, e riservando apposite “pagine” alla pubblicità creativa che gli utenti possono liberamente scegliere di vedere.

  3. carag70 Says:

    Sottoscrivo totalmente quanto sostenuto da Alessandro midulla!

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