Garamond c’è
Pubblicato il 15 Settembre 2007 da Agostino Quadrino in Appunti |Cari amici,
torno a scrivervi dopo alcuni mesi di silenzio, davvero felice di poterlo fare ancora. Mi piace ripartire proprio dalle parole di un profeta dei nostri tempi con le quali avevo accompagnato gli auguri di buona Pasqua nella ultima newsletter di Garamond da me firmata: “I nostri ideali non derivano dai fatti, ma tendono ad essi, a modificarli, a innalzarli e se questi non rispondono subito e si volgono ostilmente, la coscienza resta viva ad aver ragione, pur vedendo rinviate le scadenze credute prossime”. (Aldo Capitini, Aggiunta religiosa all’opposizione, Parenti, Firenze 1958, pp. 9-12).
Questo messaggio è stato un ideale sottofondo ad un lungo e travagliato periodo che ci ha visti impegnati nella difesa del nostro lavoro e della nostra autonomia, che oggi possiamo finalmente dire di aver riconquistato. Dopo alcuni anni di partnership con Rcs - Divisione Education, Garamond infatti torna ad essere posseduta e gestita interamente da chi l’ha creata e fatta crescere in questi anni: l’editore milanese che nel 2003 aveva acquisito il 50% di Garamond ha ora optato per la vendita della sua quota, che sono stato ben felice di riacquistare ieri, 14 settembre 2007.
I motivi per i quali un grande editore scolastico decida di investire nel settore dell’innovazione tecnologica e dell’editoria digitale alcuni anni fa ed oggi - in un contesto ben più favorevole ed avanzato dal punto di vista dello sviluppo della rete - scelga di abbandonare l’impresa, mi restano francamente oscuri.
D’altronde, in questi anni, chi ha lavorato in Garamond ha avuto molte occasioni per verificare quanta distanza separi chi crede e investe nell’innovazione digitale e chi al contrario se ne sente minacciato, teme di poter perdere certe rendite lungamente sedimentate e si preoccupa solo di alzare steccati a difesa dei suoi territori protetti. Ancora più incredibile che questo disimpegno si verifichi proprio nel momento migliore per Garamond, che grazie all’eccellente lavoro di squadra che la caratterizza da sempre, ha saputo portare ottimi risultati di bilancio nell’ultimo esercizio, avvalendosi dello straordinario successo ottenuto dai Learning Object di nostra produzione all’interno del progetto ministeriale “DIGI Scuola”.
Sicuramente nelle case editrici troppo grandi non si ha l’occasione per leggere tutto ciò che si pubblica, ma noi - che di libri ne pubblichiamo pochissimi - abbiamo invece tempo per leggere utilmente quelli editi da altri: ad esempio, ecco cosa ho trovato in un testo recentemente pubblicato … proprio da Rizzoli:
“Sta per verificarsi una ridistribuzione del potere e sta emergendo una nuova, ineludibile legge del business: sfruttare questa nuova forma di collaborazione [online] o andare in rovina. Chi non capirà questo aspetto si troverà sempre più isolato, tagliato fuori dalle reti che stanno condividendo, riadattando e aggiornando le conoscenze per creare valore… Gli editori che pubblicano opere musicali o letterarie, film, software e programmi televisivi sono le prime vittime di una rivoluzione che sta attraversando a passo spedito tutti i settori. Molti colossi traballanti dell’economia industriale si sentono minacciati. Malgrado stiano tentando eroicamente di cambiare, vengono frenati dalla loro cultura tradizionale, basata sull’autorità e il controllo”. (D. Tapscott - A. D. Williams, Wikinomics. La collaborazione di massa che sta cambiando il mondo, Rizzoli-Etas, Milano 2007, pp. 8 e 10).
Parole migliori non potrei trovarne per esprimere la mia convinzione che le battaglie di retroguardia a cui si sta consacrando certa editoria italiana, soprattutto nel settore della scuola, non porteranno a nient’altro che ad un sempre maggiore distacco dalla cultura e dalla sensibilità del paese reale, come anche le recenti polemiche sui libri di testo stanno chiaramente dimostrando: le “caste” minacciate da ondate di indignazione popolare non sono certo solo quelle dei politici…
Ma su tutto questo avremo modo di tornare, ora che possiamo riprendere il nostro cammino e il nostro impegno, finalmente riconcentrato sulle idee e sulla loro realizzazione, nostro unico e insostituibile capitale.
Chiudo con un grazie sincero e riconoscente a chi in questi mesi è stato fedele ad un progetto, non si è fatto incantare dalle sirene di turno e ha saputo resistere al proprio posto anche quando sembrava che le sorti del più debole fossero inesorabilmente segnate: Garamond è ancora viva soprattutto perché ci hanno creduto (ordine sparso) Alessandra Mazzoni, Cristiana Giovannini, Paola Ricci, Licia Cianfriglia, Novella Caterina, Claudio Bafera, Terenzio D’Urbano, Luca Lupidi, Vindice Deplano, Gianni Del Bufalo, Paolo Quadrino, Mario Rotta, Paolo Pomes, Stefano Tura, Luca De Carlo e tutti coloro che qui non cito ma che non mi hanno mai fatto mancare il loro sostegno ed incoraggiamento, soprattutto nei momenti più difficili.
Progetti nuovi ne abbiamo tanti, come sempre: presto ne torneremo a parlare, cercando di metterli in pratica con l’entusiasmo e la passione per il nostro lavoro che nessuno è riuscito a spegnere e che per noi valgono molto più di qualsiasi … Consiglio di Amministrazione
Agostino Quadrino


16 Dicembre 2007 at 11:12
Ho appena finito di leggere (con un certo sforzo….visto il mio inglese approssimativo) l’articolo del NY Times: un quadro desolante, ma purtroppo aderente alla realtà! Se tutti gli italiani facessero proprie le parole di Severgnini si potrebbe cambiare in meglio, ma purtroppo l’impressione che ho, è che in Italia ci sia la diffusa convinzione che “il mondo è dei furbi”.
Vi lascio con una nota di speranza…..Anche in Italia esistono trentenni che aprono aziende in garage: è una gran fatica, un salto nel buio che si ripete quotidianamente, non diventermo come quelli di Google, però è grande la soddisfazione di vedere che impegnandosi e mettendosi in gioco si può riuscire. Crediamoci!
Susanna