Il destino segnato del libro di testo
Pubblicato il 12 Marzo 2012 da Agostino Quadrino in Appunti |Sabato 10 marzo, partecipando alla presentazione del bel libro dell’amico Fabrizio Emer “Il docente multimediale” (Anicia 2012), ho ascoltato un intervento di Gino Roncaglia sul tema dei libri di testo scolastici che mi ha molto interessato.
Mi avrebbe fatto piacere discutere le tesi espresse, ma non era quella né la sede né il momento. Lo faccio qui, provando a mettere rapidamente in fila le considerazioni che il discorso di Gino mi ha suscitato e ritenendo il tema di un certo rilievo, non solo per me e per il mio impegno professionale, augurandomi di rilanciare un dibattito più ampio.
Se non ho capito male il discorso di Gino Roncaglia, il libro di testo scolastico - nonostante le innovazioni che la “rivoluzione” digitale sta generando - resta e deve restare un fondamentale punto di riferimento nell’insegnamento e nell’apprendimento scolastico per due sostanziali ragioni: la prima, è quella della sua natura “autoriale”, ovvero della garanzia di qualità che autore (ed editore) possono offrire, a differenza dei vari materiali reperibili in rete; la seconda è quella del carattere “narrativo” che lo qualifica, che si rischia di disperdere nell’uso di unità modulari digitali.
Io la penso diversamente. Credo infatti che il destino del libro di testo sia segnato, dopo più di un secolo di onorata militanza nella scuola (a cui ho personalmente contribuito un minimo anche io, come autore, negli anni ottanta e novanta del secolo scorso), e penso anche che questo passaggio sia non solo necessario ma auspicabile.
E sono proprio le ragioni addotte da Roncaglia a sembrarmi fra le più valide nel sostenere la mia tesi. Cerco di dire brevemente perché.
La “autorialità” del libro di testo - sempre che non sia un prodotto creato dalle redazioni degli editori (cosa non rara, al di là dei nomi da mettere in copertina) - mi sembrerebbe un valore solo in un contesto pluralistico, ovvero laddove insegnanti ed alunni potessero attingere a fonti diversificate e molteplici, magari anche divergenti laddove possibile. Diversamente, come capita nella scuola, si è costretti a seguire - per un anno intero o anche più - una sola voce, una sola versione, un solo punto di vista o formato espositivo, solo perché qualcuno ha scelto quell’unica fonte, senza possibilità di confronto critico e analisi comparativa. Ciò era necessario in un contesto tecnologico, culturale ed economico tipico della cultura a stampa: non si potevano certo acquisire tre o quattro o dieci libri scritti da autori diversi per avere una visione più ampia e meno monocorde. Ora però con il digitale e la rete, quando la conoscenza (in formato digitale) non è più un bene scarso ma abbondante, perché mai ci si dovrebbe incatenare per anni ed anni ad un solo autore? L’autorialità non rischia di scadere nell’autoritarismo di una cultura appaltata in monopolio ad una sola versione? Un sano pluralismo di autori, editori e mediatori vari, non è garanzia di una più marcata educazione alla coscienza critica e, in ultima analisi, ad una visione più democratica della conoscenza? Io sono convinto di sì.
Ed anche il tema della “narratività” del libro di testo mi convince poco. Quale studente si rapporta al manuale scolastico seguendone il “filo narrativo”? La manualistica è un genere naturalmente molto diverso dalla narrativa, che suppone giustamente una sana linearità, ed infatti - come si dice in gergo scolastichese - si usa spesso “saltare” da un capitolo all’altro, secondo le concrete esigenze della didattica, selezionando ciò che va trattato da ciò che può tranquillamente essere tralasciato, che spesso è anche più del 50% dei ridondanti libri di testo attuali. E ancora: non è che la cultura liceale, storicista di molti di noi di formazione umanistica, ci induce ad applicare un paradigma “narrativo” al libro di testo in generale, quando forse (e a malapena) può essere usato per due o tre discipline delle decine e decine che si studiano a scuola? Quale filo narrativo si può vedere in un testo di geometria analitica? O in uno di estimo? O in un manuale di tecnica delle costruzioni o di elettronica? Ma anche in una grammatica inglese o latina, o in un eserciziario di algebra, o in un manuale di chimica o di economia aziendale o trattamento testi? Non esistono solo la storia della filosofia o la storia della letteratura, no? (Ammesso, e non concesso, che anche in quei domini una scelta storicistica sia l’unica o la migliore…)
Insomma: io sono convinto che sia proprio perché vanno superate le logiche delle discipline, come erano pensate e strutturate nella didattica del secolo scorso, ovvero l’autorialità e la narratività, che oggi si deve totalmente ripensare la natura e la funzione del contenuto didattico nello studio scolastico. La rete e il digitale rendono finalmente possibile uno studio pluralistico, multiforme, destrutturato e ristrutturabile in tanti diversi possibili percorsi, personalizzato per ciascuna realtà di classe e anche di singolo alunno. Dirò di più: il digitale e la rete rendono possibile scardinare la stessa finzione scolastica delle “discipline”, separate in compartimenti stagni solo nella scuola e non nel vivo della cultura, perché separato artificialmente era il contenuto di studio dalla stessa tecnologia della stampa, che immobilizza e crea barriere, e fatalmente crea “indici”, sia nel senso di ordinamenti lineari e cristallizzati, sia nel senso di elenchi di ciò che va letto e ciò che va mandato al rogo (o al macero, che è lo stesso).
Il libro di testo perciò è già finito, superato nella mente dei ragazzi e di molti docenti da un concetto diverso di apprendimento liquido ed anche virtuosamente eclettico, come noi, abitatori della rete, abbiamo imparato a praticare da un decennio ad oggi, e come l’uso comunissimo di strumenti di conoscenza “non autoriale” ma collaborativa come Wikipedia ci dimostrano ogni giorno e su ogni tematica.
Tornare indietro o illudersi di fermare questo epocale fenomeno culturale a mio avviso non solo non è giusto, ma nemmeno è possibile, al di là dei comprensibili interessi di chi ottiene da decenni ottime rendite dal monopolio del mercato protetto dei libri di testo, che il digitale e la rete possono finalmente scardinare, restituendo ad insegnanti ed alunni la libertà e il piacere di cercare, scoprire, confrontare, scegliere e scartare.
