Per un Made in Italy dell’istruzione

Pubblicato il 2 Gennaio 2012 da Agostino Quadrino in Appunti |

Riportiamo qui un articolo di Claudia Fanti, pubblicato in Educazione&Scuola, che presenta un’idea originale e fortemente innovativa sul sistema dell’Istruzione in Italia, che noi di Garamond condividiamo in pieno. Invitiamo tutti i nostri lettori e utenti a partecipare alla discussione su questa idea, postando commenti su questo Blog.

Per un made in Italy dell’istruzione

Mentre il governo in carica si affanna per riportarci almeno a galla, noi della scuola non sappiamo quale sia il nostro destino e quello delle nostre fatiche per reggere l’impatto del tempo tiranno in cui viviamo.

Eppure a qualcuno di noi piace ancora pensare a un futuro auspicabile nel quale sarà possibile insegnare e apprendere nel rispetto di ogni singolarità, umanità. Un rispetto che tenga conto dei volti delle persone che ci guarderanno dai banchi, nei corridoi spogli, nelle aule, nei laboratori. Ecco, mi piacerebbe che quando si scrive o ragiona di scuola, lo si facesse senza definire per categorie la cosiddetta utenza: i giovani, le famiglie, i disabili, gli stranieri…mi piacerebbe che si decidesse di “vedere” le persone e le loro infinite modalità di approccio all’esistente, al sapere, al quotidiano vivere.

La scuola dovrebbe essere tenuta al riparo da ciò che si definisce con il termine “pubblico” e da ciò che le manovre finanziarie ritengono di dover fare per ridimensionare, tagliare, diminuire anziché aumentare. E non importa che altre nazioni sappiano risparmiare, perché è proprio questa l’ora in cui non si dovrebbe risparmiare sull’istruzione, ma pensare alla sua dimensione espansiva. Le persone sono chiamate a fare sacrifici. Eppure perfino per reggere i sacrifici ci vuole una solida base culturale costruita con sapienza ed equilibrio.

E questo saper reggere non si impara dall’oggi al domani. Si apprende strada facendo con l’attitudine al lavoro di squadra, alla riflessione, con l’amore per il bello che si oppone al bello imposto dai consumi.

Perfino per incassare senza reagire con violenza a una manovra finanziaria durissima ci vuole una scuola che alleni in modo colto e arguto all’argomentazione, all’ironia, alla critica, al pensiero divergente.

Questa scuola non c’è da nessuna parte, né in Germania, né in America, né In Francia… e…neppure in Italia.

Ma in Italia ci potrebbe essere eccome: si pensi ai secoli di cultura, arte, bellezze, creatività che abbiamo alle spalle. Abbiamo mai veramente tenuto in seria considerazione ciò che siamo stati, le nostre origini? Ogni governo che si è succeduto, ogni ministro della pubblica istruzione non ha incentrato il proprio lavoro sul patrimonio e sulla storia specificamente italiana. Nessuno. Ci si è limitati a costruire programmi, Indicazioni, a trovare obiettivi e finalità per formare un cittadino al passo coi tempi contestuali guardando sempre a modelli esterofili.

Eppure non è così che si crea qualcosa che vada a sostenere la peculiarità italiana e la sua esigenza di far emergere la propria diversità in Europa.

Dovremmo pensare a una scuola media e superiore che in continuità con gli ordini che le precedono puntino in particolare (in forma strutturale e non come un qualche progetto sperimentale avulso dal lavoro ordinario e quotidiano) a valorizzare il patrimonio e a usare le materie in modo assolutamente finalizzato a sviluppare reti di esse: fra matematica e arte, fra lingua e matematica, fra storia e arte, fra geografia (andrebbe potenziata) e turismo, fra turismo e arte, fra lingua straniera e letterature, fra educazione tecnica e arte, fra geometria e architetture, fra lingua italiana e latina, fra latino e filosofia, fra filosofia, arte, ambiente, scienze naturali e natura in senso lato.

Dovremmo pensare a qualcosa di spiazzante che includa il valore che diamo quasi soltanto noi in Europa alla persona, qualsiasi siano le sue potenzialità, per mostrare all’Europa che c’è un’Italia che collabora con i propri specifici apporti, ma non subisce le peculiarità altrui. Un’Italia competitiva sul piano della cultura è quello che un governo dovrebbe costruire utilizzando ogni precario, ogni educatore, ogni docente anziano disponibile, ogni professionalità a disposizione, ma anche liberando, in modo assolutamente gratuito, l’accesso per le scuole ai musei, ai monumenti, a qualsiasi opportunità offra l’ambiente intorno. Proprio nel momento in cui la crisi si fa più pesante, si dovrebbe spendere per mostrare ai propri cittadini che non si viene meno alla tutela della cultura dei figli di tutti. Proprio in questo momento, più grande dovrebbe essere lo sforzo affinché le scuole di ogni ordine e grado non venissero ridimensionate, bensì incentivate, anche economicamente, per inventare nuove strade, nuovi percorsi culturali e metodologici al fine di reagire al degrado e alla disperazione dei suicidi (mi riferisco agli ultimi tragici avvenimenti umani di cui siamo stati impotenti spettatori).

Insegnare a diventare maestri di se stessi ad ogni persona con la quale ogni insegnante viene a contatto dovrebbe essere lo scopo di qualunque ricerca pedagogica, ma anche di scelte ministeriali, affinché ciascuna persona possa trovare dentro di sé la forza e le energie per dare qualcosa di prezioso alla società tutta. Ecco, insegnare a diventare maestra/o di se sessi è la sfida più grande e utile per ognuno e per la collettività.

Per realizzare questo, è chiaro che ogni ordine di scuola deve fare la propria parte abbandonando proprio gli idoli contemporanei della meritocrazia, andando verso una dinamica di classe e di istituto che apra la propria visone e con ampio respiro dia l’accesso alle proposte culturali che emergono sia dagli stessi alunni, sia dal mondo esterno dei media, dei quotidiani, dei musei, di Internet, ecc… Occorre che compiti in classe, interrogazioni e voti siano la parte minore dell’insegnamento, che venga ridimensionato il loro ruolo a favore della pedagogia conversazionale, della pedagogia della ricerca sul campo, della ricerca-azione, della scoperta in luogo della trasmissione, dell’accesso ai libri e alle biblioteche, in luogo del libro di testo che pure può servire come base da cui partire. Occorre che alunni e alunne possano usufruire durante la giornata extrascolastica di laboratori di lingua straniera, teatrale, scientifica, artistica (nel senso più ampio: musica, danza, scultura, artigianato…)…come e quando lo desiderano. Occorre che la scuola venga data alle mani dei giovani nella gestione di laboratori e idee da sperimentare e da proporre. Occorre che si capovolga il sistema: che ogni alunno/a senta la responsabilità del proprio apprendimento, che si renda conto che le potenzialità, lo stile, le modalità dell’apprendere e della costruzione del proprio futuro sono nelle sue mani. Occorre che gli insegnanti prendano atto di essere sapienti mediatori, accompagnatori, esploratori della realtà mutevole insieme con gli alunni e le alunne. La lezione frontale, che pure è utilissima per coordinare e informare, va superata, così come la rigida scansione alle medie e alle superiori di orari, materie ognuna a se stante, ognuna con il suo rituale di spiegazioni e verifiche, di compiti a casa il più delle volte non eseguiti o mal eseguiti. Occorre risolvere la questione annosa del tempo tiranno in favore di una didattica che punti sull’approfondimento e non sulla fretta e sulla quantità. In particolare bisogna evitare la canalizzazione precoce verso un mercato che restringerebbe le possibilità del singolo di autoconoscere le proprie tendenze e potenzialità nei vari campi del sapere e del saper fare.

Le generazioni a confronto non si devono fronteggiare, bensì incontrare sul piano delle diverse competenze, anche se con responsabilità distinte.

Occorre oggi più di prima che il Ministro si accorga che il problema della dispersione non si affronta richiamando all’uso della tecnologia che pure è utilissima, bensì con l’incentivare le attività che vedono insegnanti e alunni lavorare senza i lacci e i laccioli delle continue verifiche e dei punteggi. Occorre che si renda conto che le personalità degli alunni all’uscita dalla scuola elementare entrano in conflitto con un modo di concepire la scuola da parte degli adulti che è in contrasto con il loro desiderio di autonomia, di espressione, di creatività, di porre domande e ottenere risposte alla cui formulazione essi possano partecipare. Lo studio oggi è dinamico, fluido, in movimento. Oggi, la scuola può introdurre a qualsiasi mondo del sapere, in maniera più immediata con l’utilizzo sapiente di Internet. Poi può chiamare al rigore nell’apprendimento accompagnando i ragazzi e le ragazze a un lavoro di studio sulle tematiche scaturite in molteplici modi che coinvolgano essi stessi alla cooperazione e alla solidarietà fra i diversi stili di apprendimento e le differenti aspirazioni sia nella produzione di riflessioni personali, sia nella produzione di materiali, sia nell’organizzare forum, conferenze, scambi di vedute, aperture verso il mondo esterno con esperti in ogni campo. Si pensi ad esempio a un interscambio tra gli studi dei ricercatori dei dipartimenti di facoltà con quelli di giovani studenti delle superiori motivati ad arricchire le proprie conoscenze in ogni ambito.

Ma non basterebbe fornire di un tablet ogni banco! Assolutamente non basterebbe, se l’operazione non fosse accompagnata da un incentivare l’allontanamento dalla concezione che vede la scuola ingessata in rigidi sistemi di valutazione, i quali per loro natura impongono giudizi e voti a breve termine. Volere una scuola italiana, in stile storicamente italiano invece vuol dire renderla simile alle botteghe artigiane nelle quali l’apprendista si misura con la materia e con l’esperienza dei vecchi maestri per poi rielaborare, ricreare, arricchire di valore aggiunto con il lavoro gomito a gomito con il maestro e con i maestri di altre botteghe in una catena di magisteri che costantemente si rinnovano.

Occorre non temere di spendere affinché le classi siano gruppi numericamente ridotti, non di livello, bensì classi comunità nelle quali gli inclusi possano essere di stimolo gli uni agli altri nel rispetto delle diverse abilità, capacità e ruoli che i gruppi stessi si danno.

01 gennaio 2012

Claudia Fanti

La conoscenza come “bene comune” nella scuola italiana

Pubblicato il 28 Settembre 2011 da Agostino Quadrino in Appunti |

COMUNICATO STAMPA
GARAMOND - EDITORIA DIGITALE

La conoscenza come “bene comune” nella scuola italiana
Garamond invita 62 mila docenti a creare collaborativamente
il Repertorio Italiano di Contenuti Educativi e Didattici Digitali

In Italia si spendono ogni anno 750 milioni di Euro, in contanti, da parte delle famiglie per l’acquisto di libri di testo, testi peraltro spesso utilizzati solo al 20-30% durante l’anno e resi anno dopo anno fuori corso dalle cosiddette “nuove edizioni”. Ma se i contenuti didattici fossero prodotti dagli stessi docenti (cosa che già fanno quotidianamente) e distribuiti liberamente in rete in formato digitale?

La scuola italiana - fra tante difficoltà e penurie - ha una grande e ricchissima risorsa: la capacità produttiva dei docenti, un vero capitale intellettuale e culturale che si alimenta, giorno dopo giorno, in tutte le diecimila scuola italiane.

Questo è il punto di partenza della iniziativa di Garamond, casa editrice specializzata nella produzione di contenuti digitali e strumenti di rete per l’istruzione. L’editrice ha rivolto in questi giorni ai più di 62 mila docenti registrati al suo sito web www.garamond.it l’invito a far parte della grande comunità di insegnanti disponibili a pubblicare e condividere le loro produzioni didattiche (testi, dispense, slides, video, animazioni, questionari, giochi ecc.) nel grande Repertorio Italiano di Contenuti Educativi e Didattici (RICED) già ricco di migliaia di contenuti didattici digitali per tutte le classi e tutte le materie, in formati aperti (ePub, XML ecc.) e licenze gratuite.

Quello prodotto dai docenti è un vero e proprio capitale di conoscenze e saperi, vivo e dinamico, che Garamond intende valorizzare dando vita ad un piattaforma di contenuti didattici digitali per il “Social Learning”, costituita da contenuti aperti, non soggetti a copyright (le licenze saranno Creative Commons), ma mai generici ed anonimi, sempre ascrivibili ad uno o più autori, liberamente e gratuitamente riproducibili e condivisibili fra tutti gli studenti e i docenti che intendessero avvalersene.

Dopo aver reso aperte e gratuite le proprie piattaforme di e-learning per tutte le scuole italiane (la più diffusa è “Kairòs, ora in open source), Garamond intende proseguire anche sul fronte dei contenuti nella sua azione di innovazione, in un panorama dell’editoria scolastica italiana troppo spesso ristretto in logiche di pura difesa di rendite di posizione, con forti concentrazioni e con conseguente scarsa concorrenza, a tutto svantaggio del consumatore e dell’intero sistema dell’istruzione.

Il Repertorio online RICED, alimentato e fruito da docenti e studenti, costituisce un primo passo nella direzione di una nuova editoria, che rinuncia all’idea di conoscenza come “proprietà privata” e promuove forme collaborative e condivise del sapere.

Le proposte si raccolgono online, su questa scheda.

Roma, 27.9.2011

Contenuti didattici digitali: il Repertorio aperto di Garamond

Pubblicato il 23 Settembre 2011 da Agostino Quadrino in Appunti |

I circa 62 mila docenti registrati al sito web di Garamond sono stati invitati a far parte della grande comunità di insegnanti che intendono pubblicare e condividere le loro produzioni didattiche (testi, dispense, slides, video, animazioni, questionari, giochi ecc.) nel grande Repertorio Italiano di Contenuti Educativi e Didattici (RICED) che Garamond sta allestendo in queste settimane.

La scuola italiana - fra tante difficoltà e penurie - ha una grande e ricchissima risorsa: la capacità produttiva dei docenti, un vero capitale intellettuale e culturale che si alimenta giorno dopo giorno.

Il formato digitale di tante produzioni didattiche facilita al massimo la circolazione, la personalizzazione e la socializzazione di tali materiali, spesso efficacissimi e frutto di tanti anni di lavoro, professionalità ed esperienza da parte dei docenti.

E’ esattamente questo capitale vivo e dinamico che Garamond intende valorizzare dando vita ad un piattaforma di contenuti didattici digitali per il Social Learning, costituita da contenuti aperti, non soggetti a Copyright (le licenze saranno Creative Commons) ma sempre ascrivibili ad uno o più autori, liberamente e gratuitamente riproducibili e condivisibili fra tutti gli studenti e i colleghi che intendessero avvalersene.

Chi dunque desidera proporre i suoi materiali già esistenti (o quelli che potrebbe facilmente e rapidamente assemblare) per la selezione che Garamond effettuerà al fine di costituire il Repertorio, è invitato a compilare il breve questionario che si trova online sul nostro sito.

La nostra iniziativa vuole avviare e sperimentare nuove formule di editoria scolastica alternative al vecchio sistema del libro di testo in adozione, e non ha immediatamente una finalità commerciale. Ove però ci fossero opportunità di ricavo dall’allestimento del servizio di risorse di contenuti didattici condiviso, in qualsiasi forma dovessero costituirsi, Garamond condividerà i proventi con tutti gli autori dei materiali selezionati.

Cambiamo la scuola? Piattaforma di discussione per la redazione di un documento condiviso.

Pubblicato il 20 Giugno 2011 da Agostino Quadrino in Appunti |

CAMBIAMO LA SCUOLA?

5 proposte per rinnovare la scuola italiana

 

Piattaforma di discussione per la redazione di un documento condiviso (*). Per partecipare alla discussione si può aderire alla pagina Facebook “Cambiamo la scuola?”, mentre per contribuire direttamente alla redazione collaborativa del testo del documento ci si può iscrivere al gruppo Fb “Cambiamo la scuola?”, oltre che - ovvi8amente - postare liberamente commenti su questo Blog.

1. STUDENTI

  1. Innalzamento obbligo scolastico a 18 anni
  2. Alternanza scuola lavoro o esperienza estero per alunni 4° anno superiori (stage estivo in aziende, laboratori o sedi lavorative estere)
  3. Finanziamento statale per tutti per acquisto di strumenti digitali personali (PC, tablet, palmare, lettore ebook ecc.)
  4. Creazione di un profilo individuale dell’alunno da pubblicare online, dotato di indicazioni quantitative e qualitative sull’impegno e sui risultati, e della documentazione delle personali inclinazioni e qualità, con abolizione delle bocciature e del sistema dei crediti e debiti

2. DOCENTI

  1. Adeguamento retribuzioni docenti, su base media europea, da raggiungere progressivamente in 5 anni
  2. Turn over, con pensionamento o attribuzione ad altro incarico agli insegnanti over 55 e relativa immissione in ruolo dei 30enni. Diversificazione incarichi e ruoli, non solo di docenza, con riconoscimento retributivo dell’impegno aggiuntivo
  3. Piano di riqualificazione professionale, con corsi di aggiornamento retribuiti dall’amministrazione. Defiscalizzazione per spese in libri, musica, cinema, teatro, contenuti digitali, riviste e altre risorse culturali
  4. Incentivazione economica e di carriera per i docenti che si sottopongono volontariamente a valutazioni qualitative della loro azione, incluse alcune forme di “rating” sociale di studenti e famiglie

3. DISCIPLINE

  1. Riduzione cicli da tre a due (primario e secondario, di sei anni ciascuno) e ridefinizione piani di studio per primarie e secondarie, nella prospettiva europea della società della conoscenza
  2. Potenziamento lingua inglese, dal primo all’ultimo anno di scuola, con docenti madrelingua e/o esperienze di condivisione in rete. Potenziamento della cultura musicale, dei temi ambientali e del diritto/educazione civica.
  3. Studio di una lingua di immigrazione (arabo, rumeno o cinese) per facilitare integrazione multiculturale.
  4. Ridefinizione degli obiettivi di apprendimento, puntando ad un graduale passaggio dalla didattica per argomenti alla didattica per competenze e a quella centrata sui problemi.
  5. Conversione del modello di apprendimento dal tipo “riproduttivo” a quello “creativo”, più coerente con le esigenze della società della conoscenza e le forme della comunicazione orizzontale, collaborativa e di Rete.

4. STRUTTURE

  1. Abbassamento limite massimo di alunni per classe a 25 unità, garantendo assistenza e sostegno a tutti i diversamente abili
  2. Potenziamento e rinnovamento di laboratori scientifici, musicali, tecnici. Ampliamento delle biblioteche e mediateche di istituto
  3. Superamento del concetto di classe (spazio chiuso) in funzione della prospettiva della scuola aperta e “senza pareti”
  4. Accesso wireless garantito in tutti gli spazi della scuola e negli spazi pubblici inerenti o adiacenti alla scuola. Dotazione di computer connesso alla rete, proiettore e LIM in ogni spazio didattico
  5. Adeguamento impianti sportivi e palestre e piano quinquennale di verifica sicurezza stabili e impianti

5. DIDATTICA

  1. Apertura delle “classi” ad una pluralità di esperienze didattiche con altri alunni dello stesso istituto e di altre scuole, con gemellaggio europeo o mediterraneo di ogni istituto, sviluppato e coltivato in rete
  2. Scansione della giornata scolastica in tempo di lezione, tempo di laboratorio aperto, tempo di studio individuale e di gruppo interclasse
  3. Valutazioni non solo individuali ma di gruppo, per incentivare lo stile collaborativo di studio e apprendimento, al fine di educare alla cooperazione e alla condivisione delle conoscenze, andando oltre la logica della competizione e della selezione individuale
  4. Sviluppo della conoscenza come bene comune, superando l’idea del sapere come proprietà privata di chi distribuisce contenuti didattici. Abolizione libro di testo in adozione, e promozione della costruzione collaborativa, pluralistica e condivisa della conoscenza.
  5. Introduzione di strumenti digitali di rete per la didattica anche a distanza e in mobilità (elearning, e-portfolio, podcast didattici ecc)

(*) Il documento qui presentato è frutto di una discussione preliminare promossa da Agostino Quadrino e dal team di Garamond, con i contributi di Mario Rotta, Paolo Quadrino, Serena Fusco, Paola Ricci, Gianni Del Bufalo, Anna Tigli e Federica Sargolini

Lettera aperta sulla scuola

Pubblicato il 11 Maggio 2011 da Agostino Quadrino in Appunti |

PRENDIAMO SUL SERIO IL NOSTRO FUTURO

Lettera aperta al Presidente della Repubblica, al Parlamento e al Governo

Promossa dagli Editori Marco Cassini e Daniele di Gennaro (minimum fax), Carmine Donzelli, Federico Enriques (Zanichelli), Carlo Feltrinelli, Sandra Ozzola Ferri e Sandro Ferri (E/O), Sergio Giunti e Bruno Mari (Giunti), Alessandro e Giuseppe Laterza, Stefano Mauri (Gruppo Mauri Spagnol), Paolo Mieli (RCS), Antonio e Olivia Sellerio.

[Sul sito della casa editrice Laterza è posibile sottoscrivere la Lettera]

La scuola è risorsa essenziale per il libero sviluppo delle persone e per la crescita sociale, economica, culturale e civile di ogni Paese. In Italia lo è sempre stata: ha reso un insieme di sudditi analfabeti degli antichi stati una comunità di cittadini italiani. Lo è ancora più oggi, in un’epoca in cui il “capitale umano”, l’insieme delle conoscenze di cui disponiamo, è il fattore decisivo per il successo degli individui e delle nazioni.

 

L’articolo 34 della Costituzione Italiana sancisce inequivocabilmente che “i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. In passato il diritto dei più deboli nella società italiana è  stato garantito soprattutto dall’estensione dell’obbligo di frequenza della scuola pubblica (nella “scuola pubblica” la legge italiana comprende anche le scuole paritarie a gestione privata), e dalla qualità del suo insegnamento, che hanno riscattato dalla miseria milioni di cittadini.

 

In particolare, la scuola pubblica statale è luogo del pluralismo, affidato a docenti reclutati in base alla propria professionalità e non alle convinzioni politiche, alle fedi religiose o all’appartenenza a qualsiasi gruppo o associazione o categoria. Nel mondo globalizzato è fondamentale conoscere chi è lontano da noi, per saperne cogliere i valori e le potenzialità, e perché altri possano conoscere - a loro volta - i nostri valori e le nostre potenzialità.

La scuola pubblica statale è perciò anche luogo di integrazione tra individui provenienti da diversi ambienti familiari, sociali, culturali. Nella scuola pubblica  statale bambini e ragazzi di diversa estrazione sociale imparano ad apprezzare la diversità. Nella scuola pubblica statale il patrimonio culturale della famiglia entra in contatto in modo fertile con quello di altre famiglie.

Questa è la missione della scuola pubblica statale diversa da ogni altra istituzione formativa, che legittimamente si proponga altre finalità a partire da una visuale parziale della cultura, della religione, della società, dell’economia. Se, infatti, è un diritto di ogni famiglia mandare i propri figli a scuola solo insieme a chi condivide la stessa visione del mondo (la libertà di insegnamento è infatti riconosciuta dall’articolo 33 della Costituzione), per il benessere della società nel suo insieme è conveniente e auspicabile che la grande maggioranza dei cittadini abbia una formazione comune ispirata ai valori del pluralismo e della Costituzione.

 

Per rendere effettivo questo principio lo Stato deve investire più risorse nell’istruzione pubblica statale, consentendo alle istituzioni scolastiche autonome di dotarsi di strumenti adeguati a svolgere la propria missione. Occorrono docenti qualificati e ben retribuiti. Ma occorrono anche edifici ben tenuti, aule attrezzate, laboratori moderni, biblioteche aggiornate.

 

Purtroppo l’investimento nella scuola pubblica statale è stato inadeguato - ben al di sotto dei livelli medi dei Paesi UE - per gran parte della storia unitaria italiana, al punto che oggi spesso non è in grado di garantire neppure i servizi minimi. Di questa situazione ognuno di noi deve preoccuparsi, perché essa è anche frutto dell’indifferenza.

 

Dobbiamo tutti fare qualcosa per la scuola di tutti. Non dobbiamo lasciarla sola a chiedere attenzione. Se è vero -  come sentiamo continuamente ripetere - che nella scuola si costruisce il futuro dei nostri figli e, quindi, del nostro Paese, nessuno può guardare alla questione “dall’esterno”. Chi ricopre cariche istituzionali e politiche deve avvertire la forza dell’opinione pubblica. Chi ha più responsabilità e potere nella società, nell’economia e nella cultura deve essere il primo a impegnarsi.

 

Facciamo dell’istruzione un tema centrale di discussione tra i cittadini, nelle scuole e in ogni altro luogo di incontro, con la competenza e l’urgenza che la materia necessita.  

Firmiamo questa lettera aperta in ogni luogo a partire dalle stesse scuole pubbliche statali.

 

Prendiamo sul serio il nostro futuro. 

Libri di testo digitali e Social Learning

Pubblicato il 18 Febbraio 2011 da Agostino Quadrino in Appunti |

Ecco una breve presentazione della nuova iniziativa editoriale di Garamond sul fronte dei contenuti didattici: i libri di testo digitali, per un uso collaborativo della rete e per uno studio condiviso e non più solo individuale. Contenuto chiuso e fisso, addio, ora è il tempo del contenuto aperto e mobile.

Ogni commento o contributo di critica e di proposta sarà come sempre il benvenuto. La discussione è aperta.

E sul tema, già un paio di anni fa, Grillo proponeva alcune idee molto chiare

Libri di testo in adozione: addio!

Pubblicato il 5 Febbraio 2011 da Agostino Quadrino in Appunti |

COMUNICATO STAMPA
di Garamond Editoria e Formazione
4 Febbraio 2011

E-Book e contenuti digital per rivoluzionare il settore dei libri di testo.

In Italia ogni anno le famiglie che hanno figli a scuola spendono 700 milioni di Euro per l’acquisto dei libri di testo. Una bella cifra, in contanti, naturalmente. Secondo una ricerca di McKinsey, fatto 100 l’importo speso dalle famiglie italiane per libri di testo, in Olanda si spende 82, in Spagna 67, in Francia 57, in Germania 22 e in Inghilterra 21. Un differenza vistosa e difficile da capire e giustificare.

Non solo: il mercato dei libri di testo soffre di una progressiva concentrazione che vede quattro o cinque gruppi maggiori detenere quasi il 70% delle quote totali (i primi quattro gruppi editoriali - Rcs, Mondadori, Zanichelli, e Pearson Paravia - si dividono circa 100 milioni di Euro ciascuna, all’anno, con quote stabili da 15 anni…), mentre negli anni settanta c’erano almeno dieci gruppi che si ripartivano non più del 50%. Cosa che ha indotto l’AGCOM un paio di anni fa ad aprire un’istruttoria di verifica della fondata ipotesi di accordi “di cartello” fra i gruppi dominanti, a tutto discapito della competitività economica per i consumatori, ovvero le famiglie, che spendono centinaia di euro all’anno, per libri costosi e pesanti che sono di regola utilizzati al 30/50% o anche meno, e che l’anno successivo sono sempre più spesso fuori gioco per via delle cosiddette “nuove edizioni”, che hanno la funzione di renderli invendibili come usato.

Ma con il digitale tutto è già cambiato. Con internet e contenuti in formato elettronico, che sono già in larga misura utilizzati da milioni di studenti tutti i giorni per il loro studio a casa su Wikipedia, Youtube e molti altri social network, la tecnologia favorisce l’accesso a servizi condivisi, a contenuti aperti e ad una molteplicità di materiali che rendono all’utente molto più economico ed efficace l’uso di contenuti in formato digitale, sotto forma di e-book, learning object o contenuti wiki. Far finta di non accorgersene o negare che sia tempo di cambiare l’offerta di contenuti di studio per la scuola è irrazionale e anche - in prospettiva - controproducente per chi vuole continuare a fare l’editore anche al tempo della rete, dell’iPad e del Kindle.

Per questa ragione Garamond - casa editrice di Roma specializzata nelle tecnologie dell’istruzione e nella produzione di contenuti didattici digitali - ha proprio in questi giorni comunicato la sua uscita dall’Associazione Italiana Editori (AIE), struttura che raggruppa la gran parte delle case editrici scolastiche italiane e che rappresenta istituzionalmente gli interessi corporativi delle editrici scolastiche che tendono a perpetuare lo status quo, che peraltro rende assai bene in termini di ricavi, margini e sicurezza di investimenti, garantiti dal fatto di sapere in anticipo quante copie stampare ed avere certezza di continuità di vendite per almeno un triennio.

Garamond al contrario ritiene oramai maturo il tempo di configurare in modalità del tutto innovative l’offerta di contenuti didattici alla scuola italiana, puntando decisamente non solo sul formato digitale (E-Book e Learning Object) ma proponendo l’abbandono del meccanismo del “libro di testo in adozione” a favore di nuove forme di fornitura di servizi alle scuole, basati sull’accesso a piattaforme web e contenuti condivisi, in una logica di accesso alle risorse multimediali immateriali e non più di acquisto di beni materiali, rigidi, pesanti e molto più costosi di un file o di una password. Ha chiamato questa nuova forma di accesso ai contenuti “Social Learning” e lo proporrà alle scuole italiane a partire da quest’anno, in concomitanza con l’entrata in vigore di una recente normativa ministeriale che prescrive alle scuole di adottare esclusivamente “libri di testo” in formato digitale.

Una buona occasione per avviare il cambiamento.

Garamond esce dall’Associazione Italiana Editori

Pubblicato il 2 Febbraio 2011 da Agostino Quadrino in Appunti |

Ecco il testo della lettera raccomandata inviata oggi 2 febbraio 2011 al Presidente dell’AIE, con la quale Garamond annuncia la sua uscita dall’Associazione Italiana Editori.

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Gentile Dott. Polillo,

con la presente, in qualità di titolare e legale rappresentante della casa editrice Garamond di Roma, le comunico la nostra decisione di uscire dalla Associazione Italiana Editori.

Garamond da tempo non si riconosce più nella politica dell’Associazione e nelle modalità di rappresentare le istanze, i valori e gli interessi della specifica categoria di editori di cui Garamond fa parte, ovvero quella degli editori indipendenti ed estranei alle concentrazioni dei tre o quattro grandi gruppi, che sempre più risultano dominanti nel panorama editoriale italiano, soprattutto nel settore scuola in cui operiamo.

In particolare, rilevo la totale difformità di posizione fra quanto espresso in varie sedi da AIE e quanto noi sosteniamo, a proposito delle trasformazioni in atto nel settore dei libri di testo scolastici introdotte dalle recenti normative ministeriali sui testi digitali, ma soprattutto dai cambiamenti effettivi di pratiche di studio e acquisizione di conoscenza da parte degli studenti dei nostri giorni, che chiedono contenuti digitali e di rete più che pesanti, rigidi e costosi testi a stampa.

La società editrice che rappresento è convinta che le posizioni espresse da AIE sul tema siano rappresentative di una sostanziale resistenza al cambiamento, ai fini della difesa di rendite di posizione consolidate nel mercato tradizionale dei libri di testo, in una logica di chiusura all’innovazione e mera tutela di interessi protetti e consolidati di chiara impronta corporativa, in evidente contrasto con la direzione dell’innovazione sociale e gli interessi degli utenti e dei fruitori ultimi del servizio editoriale, ovvero gli studenti stessi degli anni ’10 del nuovo secolo.

Siamo anche fortemente persuasi che sia maturo il tempo per fare un sostanziale salto di qualità nella strutturazione dell’offerta di contenuti didattici, abbandonando il meccanismo del “libro di testo in adozione” che, in un contesto di contenuti immateriali e di rete, a nostro avviso non ha più alcun senso: la tecnologia favorisce l’accesso a servizi condivisi, a contenuti aperti e ad una molteplicità di materiali che rendono all’utente molto più economico ed efficace l’uso di contenuti in formato digitale, sotto forma di e-book, learning object o contenuti wiki. Tutto ciò in una logica di conoscenza come bene comune, in cui è inevitabilmente messo in discussione lo stesso concetto di proprietà privata del contenuti e di copyright nel settore della manualistica didattica, in cui invece le nuove forme di licenze Creative Commons appaiono più rispondenti alle esigenze del settore educativo.

Abbiamo in più occasioni provato a sostenere la tesi della necessità di guardare in faccia al cambiamento in atto prima che sia troppo tardi, avanzando proposte innovative (marketplace di contenuti digitali per le scuole), sollecitando a vari livelli e in varie sedi i responsabili dell’Associazione e i rappresentanti di volta in volta chiamati a partecipare ad incontri con i referenti ministeriali, senza purtroppo riuscire ad ottenere l’attenzione che a nostro avviso tali tematiche imporrebbero.

Pertanto, se l’AIE preferisce restare ferma alla difesa dello status quo, Garamond non si sente più in alcun modo rappresentata dall’Associazione, e preferisce uscire da essa piuttosto che rischiare di uscire dal flusso di cambiamento in atto nella società e nella scuola italiana, cosa che sarebbe senz’altro più grave per noi che basiamo tutta la nostra azione sulla sensibilità e reattività ai cambiamenti tecnologici e culturali in atto nel contesto dell’istruzione e, in generale, della conoscenza.

In un certo senso, dunque, non è Garamond che esce da AIE, ma AIE che esce dalla dinamica del cambiamento e dell’innovazione, preferendo il sicuro mantenimento dell’esistente al rischio che ogni trasformazione comporta. Ma il rischio effettivo più grave, secondo noi, è proprio l’immobilità, che potrebbe rivelarsi nel tempo medio controproducente per chi volesse continuare a fare l’editore anche nella scuola e nella società dei prossimi anni, quando tutti avranno lettori di e-book, iPod e iPad, tablet PC e connessione alla rete in mobilità e always on. E Garamond intende continuare a fare l’editore anche quando carta, inchiostro e magazzini saranno definitivamente soppiantati da reti, bit e formati digitali, ovvero da domani, se non già da oggi.

Pertanto, Garamond esce dall’Associazione Italiana Editori, con decisione irrevocabile e con ogni effetto, a partire dalla data odierna.

La ringrazio dell’attenzione e le porgo il mio più cordiale saluto.

Roma, 2 febbraio 2011

Dott. Agostino Quadrino
Direttore Generale
GARAMOND Editoria e Formazione
ROMA

Quando il Ministero dell’Istruzione invita le aziende a collaborare…

Pubblicato il 27 Gennaio 2011 da Agostino Quadrino in Appunti |

Ecco una piccola vicenda che appare tristemente emblematica delle relazioni fra Ministero della Pubblica Istruzione e aziende che operano nel settore delle tecnologie didattiche in Italia.

Come molti dei nostri amici sapranno, il Ministero dell’Istruzione ha promosso un Progetto denominato Cl@ssi 2.0 mirante a finanziare alcune centinaia di scuole - lo scorso anno le medie, da quest’anno anche le primarie e le superiori - in relazione allo sviluppo di progetti di innovazione imperniati proprio sull’adozione e uso di tecnologie digitali e di rete

Bene.

Nello scorso luglio Garamond, insieme a molte altre aziende attive nel settore, è stata invitata a partecipare ad un incontro di presentazione del Progetto presso il Ministero. L’incontro si è tenuto il 28 luglio, condotto dal Direttore Giovanni Biondi e dai dirigenti Fidora e Schietroma. Tutte le aziende presenti (eravamo in molti, oltre 50 aziende rappresentante e un centinaio di persone in sala) sono state invitate a presentare “idee progettuali”, nella volontà espressa “di promuovere una stretta collaborazione tra i settori dell’impresa, della ricerca e dell’educazione, rivolgendo ai presenti l’ invito ad avanzare proposte fortemente innovative che sostengano il processo di cambiamento in corso”.

Bene.

Noi di Garamond, ben lieti di aver ricevuto questo invito a collaborare, abbiamo preso sul serio l’impegno richiesto, mettendoci subito al lavoro e riuscendo ad elaborare ben otto diverse idee progettuali, coinvolgendo le migliori professionalità di riferimento provenienti dal mondo dell’Università (RomaTre, La Sapienza, Politecnico di Torino, Cattolica di Milano, Università di Macerata e di Firenze), dei maggiori esperti di fama nazionale e delle migliori aziende nostre partner nei processi di innovazione educativa. Come richiesto abbiamo inviato entro i termini richiesti (fine di settembre) le schede all’Ufficio della dott.ssa Schietroma, come formalmente richiesto.

Le proposte, su Wiki, videogiochi didattici, podcast educativi, Kindle iPad e ebook, learning object, LIM, Portfolio digitale, TV satellitare ecc. le abbiamo anche rese pubbliche sul nostro sito.

Non avendo ricevuto alcun feedback dagli uffici ministeriali che ci avevano richiesto questo contributo, abbiamo ritenuto opportuno non vanificare tutto lo sforzo progettuale e organizzativo fatto, mettendo lista e contenuti delle proposte a disposizione delle scuole che ne volessero far libero uso nella loro candidatura per il finanziamento.

Bene.

Alcune centinaia di scuole ci hanno contattato in quanto interessate all’una o all’altra delle nostre ipotesi di lavoro e certamente sono state moltissime quelle che le hanno adottate per presentare la loro candidatura.

Bene.

A fine dicembre sono stati comunicati gli elenchi delle scuole risultate selezionate per il finanziamento (non si conoscono i criteri di selezione, né le commissioni che hanno svolto tale compito: il MIUR scrive che sono stati gli Uffici Scolastici Regionali a redigere graduatorie di merito, ma mi risulta che quelli elaborati dagli USR siano stati completamente riformulati dal ministero, secondo quanto mi scrivono alcuni funzionari impegnati su questo fronte…)

Nessuna delle 136 scuole superiori e delle 124 primarie selezionate per il finanziamento risulta essere una di quelle che hanno scelto progetti Garamond. Nessuna.

Non solo, ma nessun dirigente ministeriale ci ha dato un semplice cenno sulla fine che possono aver fatto i nostro otto progetti, da loro stessi richiesti, e che non sappiamo se sono stati considerati insufficienti o poco accreditati rispetto alla qualità di ciò che è stato elaborato dalle 250 scuole risultanti vincitrici della selezione.

Fine della storia.

Come commentare?

Come riuscire a mantenere fiducia e volontà di collaborazione in un contesto burocratico e amministrativo che tratta così le poche aziende che ancora cercano di offrire idee, progetti e proposte di innovazione alla scuola italiana?

Siamo noi ad avere pregiudizi contrari a questo governo e a chi lo rappresenta anche nelle pratiche amministrative, o forse c’è qualcosa che non va nei modi che hanno certi dirigenti di trattare chi lavora onestamente in un settore difficile e complesso, cercando di fare semplicemente del suo meglio e aggregando da venti anni le migliori risorse intellettuali e professionali attive nel campo dell’innovazione educativa?

Cosa altro dovremmo fare solo per continuare a fare il nostro lavoro?

L’amarezza è molta, ma anche stavolta troveremo la forza morale per reagire e riprendere il nostro impegno, con il fondamentale conforto dei tanti docenti e dirigenti che in tanti anni ci hanno conosciuto e ci onorano del loro rispetto e della loro stima.

Certo che è davvero un’impresa titanica lavorare puntando solo sulla qualità delle idee e delle persone, quando i tuoi interlocutori principali adottano certi stili e certi comportamenti, e quando gli effetti di tutto questo non sono altro che progressiva restrizione degli spazi di impresa e delle capacità di investimento, soprattutto se non si è protetti da nessun potere politico, finanziario o relazionale.

Comunque, a chi ci vuole affossare siamo ancora in grado di dire che avrà vita dura: venderemo cara la pelle, potete contarci.

P.S.: Per la cronaca, questi sono i nomi dei docenti universitari e specialisti dell’innovazione didattica che abbiamo coinvolto quali referenti dei nostri otto progetti: Roberto Maragliano (Un. Roma Tre), Giovanni Ragone (Un. La Sapienza), Mario Morcellini (Un. La Sapienza), Pier Giuseppe Rossi (Un. di Macerata), Roberto Trinchero (Politecnico di Torino), Mario Rotta, Vindice Deplano, Paola Frignani, Massimiliano Andreoletti, Giuseppe Granieri, Maurizio Gentile, Giulio Blasi, Raffaele Barberio, Claudia Anselmo. Evidentemente al Ministero hanno ricevuto 250 progetti di maggiore consistenza scientifica, che volentieri vedremmo, se fossero resi pubblici dal MIUR, in modo tale da imparare per la volta prossima come si fa un progetto di qualità e quale livello di competenza si richiede.

LIM imballate, appese, spente, vuote. Tutto, purché siano senza contenuti…

Pubblicato il 28 Dicembre 2010 da Agostino Quadrino in Appunti |

In questi giorni ho letto qualche riflesso sulla recente sessione formativa per tutor LIM dell’Ansas (Montecatini) e qualche riflessione sull’uso didattico delle LIM. Fra riflessi e riflessioni, con l’aggiunta di qualche interazione telefonica e in rete con alcuni colleghi impegnati nei progetti ministeriali, mi sono posto le seguenti domande, che condivido con chi vorrà aiutarmi a trovare le risposte giuste, se ce ne sono. Ovviamente è chiarissimo che il mio punto di vista non è neutrale - ça va sans dire - ma quello di un produttore di contenuti digitali didattici (centinaia), disponibili e già pronti per l’uso in classe, dalle primarie, alle medie, alle superiori.

1. Quale sarà la vera ragione per la quale una struttura pubblica deputata alla formazione sull’uso didattico delle LIM (Ansas) insiste da anni a sostenere la tesi che con le LIM gli insegnanti debbano diventare autori di contenuti? Alcuni certamente lo potranno anche essere, opportunamente qualificati e motivati, anche da un punto di vista economico, direi, visto il tempo e l’impegno che richiede la creazione di oggetti didattici multimediali. Ma perché *tutti*? Attenzione, chiarisco: non mi sfugge affatto la circostanza che nel formato digitale la distinzione fra autore e lettore/fruitore si sfuma significativamente. Però so anche che una cosa è modificare, integrare, aggiungere, togliere, ristrutturare un contenuto, totalmente altra è crearlo da zero. Allora quale sarà la ragione per cui Ansas fa formazione all’uso didattico di Lavagne Interattive Multimediali rigorosamente prive di contenuti disciplinari? Interessa solo lo strumento tecnologico vuoto? E come si fa simulare una lezione di matematica o di scienze o di inglese con una LIM senza trattare un argomento di matematica, di scienze o di inglese?

2. Perché molti insegnanti, da anni e anni attivi nel settore delle tecnologie didattiche (come il collega con cui ho parlato al telefono ieri) ritengono rigorosamente alternativo usare con le LIM contenuti didattici editoriali e fare esperienze di autorproduzione? Non è che invece si imparerebbe meglio a creare autonomamente contenuti usando in classe quelli che già ci sono e verificandone la validità, rilevandone i limiti e i possibili interventi migliorativi? Perché queste poco laiche guerre di religione, di stampo integralista, contro i contenuti che già ci sono? Ha qualche senso inventare ogni volta la ruota o l’acqua calda? D’altra parte, come commentare le ragioni di un pur bravo docente specialista e responsabile di una rete di 16 scuole del Progetto di Innovascuola a cui chiedo perché non vogliano adottare i nostri contenuti nuovissimo per le primarie, che mi dice che non sa giudicarli perché, pur avendo ricevuto il nostro DVD con una ventina di esempi, non li ha nemmeno visti (sic!)?  E cosa dire a tutte le decine di persone che hanno lavorato per Garamond, in gran parte insegnanti, che il loro lavoro rischia di non ottenere ricavi pur essendoci presso quelle reti di scuole decine e centinaia di migliaia di Euro inutilizzati per i contenuti, che torneranno indietro per ragioni misteriosissime e comunque non attinenti la qualità del lavoro di chi vi si è dedicato?

3. Perché il MIUR e l’ANSAS investono decine di milioni di Euro in acquisto di LIM, distribuite a pioggia sulle scuole italiane, che poi magari le lasciano imballate, o solo appese ma spente, oppure vuote? Ma non sospettano che gli insegnanti medi (quelli che mediamente stanno nella scuola da 15 o venti anni intendo) si renderebbero conto della validità e dell’impatto dello strumento se anziché mostrar loro l’oggetto e le sue tecniche d’uso, si partisse facendogli vedere esattamente la lezione di italiano, di scienze, di inglese o musica che dovranno fare domattina alla seconda ora in terza C? Basta andare in una scuola qualsiasi, radunare una ventina di docenti (medi, non quelli esperti che da venti anni usano le tecnologie) e vedere l’effetto che fa effettuare una demo delle fuinzioni di una LIM e la presentazione di un contenuto didattico disciplinare specifico, usando una LIM: due reazioni completamente diverse e lascio immaginare quale sia la più motivata ed entusiasta (il più delle volte).

4. Non sarà che il motivo vero è che in Italia a fare contenuti didattici digitali per la scuola sono in pochissimi (forse solo Garamond e qualche altro) e che questi pochissimi stanno sullo stomaco all’AIE e ai suoi capifamiglia, e che le caratteristiche di questi pochissimi sono tali che non ci sono vantaggi nell’incentivare il loro lavoro, perché sono aziende piccole, che non assumono figli o nipoti o amiche, e non praticano alcuna forma di corruzione?

Noi non molliamo, nonostante tutto, però ci sentiamo un tantino isolati e non siamo certi che le ragioni di tale isolamento siano tutte fondate…

Agostino Quadrino